Sicurezza
La stampa Usa promuove Mazzieri
World Baseball Classic: la squadra italiana definita “la più divertente”. Il tecnico: «Giocato alla pari con tutte»
GROSSETO. Con la vittoria della Repubblica Dominicana (3-0) nella finale con il Portorico, è calato il sipario sulla terza edizione del World Baseball Classic, che ha avuto come protagonista principale la nazionale italiana, guidata dal grossetano Marco Mazzieri. La stampa americana l’ha definita «la squadra più divertente del torneo» ed il manager degli Usa Joe Torre ha inviato un’email di complimenti all’ex capitano del Bbc Grosseto. Per due settimane gli azzurri e lo staff tecnico sono stati sbattuti in prima pagina.
Mazzieri, tornato alla vita di sempre, tra l’autosalone di Roselle, l’Accademia di Tirrenia e la neonata scuola Ymca, continua però ad emozionarsi al pensiero di quello che ha vissuto prima a Phoenix, in Arizona, poi a Miami in Florida.
I dominicani sono saliti sul tetto del mondo battendo Portorico, due formazioni che vi hanno battuto di punti, dopo una clamorosa rimonta nel finale. Questo fatto alimenta il vostro rimpianto?
«Assolutamente no. Anzi questo fatto ci fa piacere. Credo però che si debba guardare il bicchiere pieno. Siamo arrivati dove si poteva arrivare».
Siete l’unica squadra ad aver perso di un solo punto con i neocampioni?
«Su diciotto riprese contro le finaliste, ne abbiamo giocate sedici alla pari, o anche meglio. Nelle altre due non abbiamo giocato come sappiamo e siamo stati castigati. Non posso recriminare. Il fatto che le squadre che ci hanno battuto a Miami siano arrivate prima e seconda dà valore alla nostra impresa».
Qual è il ricordo più bello di questa esperienza?
«Sicuramente l’atmosfera e l’energia nello spogliatoio. Per tutti l’unico metro di valutazione è la vittoria. Per me l’aver condiviso il lavoro, ma anche le gioie e i dolori con i miei ragazzi e con uno staff straordinario, credo che sia senza prezzo. Quella che ho vissuto è un’esperienza straordinaria. Si spiega male a chi non c’era quello che ho provato, ma sono orgoglioso di aver fatto parte di un gruppo di persone meravigliose».
È sorpreso dal risultato della sua nazionale?
«Se seguite la cronologia delle mie interviste, vi renderete conto che ho inizialmente messo in evidenza il fatto che avevo la sensazione di avere tra le mani una buona squadra, poi dopo lo spring training e le due amichevoli con Oakland e Los Angeles ho capito che potevamo giocare alla pari con chiunque. La nostra coesione, il nostro entusiasmo ha fatto il resto. Ma io l’ho sempre detto che c’erano grandi valori nel mio roster».
Al termine della prima fase ha chiesto un maggior rispetto. Cosa è che non le è piaciuto?
«Non ho gradito alcune critiche senza fondamento. L’ho fatto perché ritengo che i ragazzi che mi hanno seguito siano unici e hanno mostrato un grande attaccamento alla maglia azzurra, sempre e comunque. Ho visto piangere campioni come Nick Punto, Jason Grilli, Alex Liddi ed ancor prima Jairo Ramos, onorati di giocare per una maglia e per la nazione che ha dato i natali ai loro parenti».
Come sarà il ritorno alla normalità per Panerati, Vaglio, Chiarini, Da Silva, chiamati a disputare un torneo di Italian Baseball league ridotto a due partite?
«Da questa esperienza i nostri giocatori escono più forti, più professionali. E dovranno continuare a tenere un atteggiamento da Major League, anche se giocheranno in un campionato che perde un po’ del suo valore. La crisi economica ci ha costretto a fare di necessità virtù e sono sincero che con tre partite sarebbe stata un’altra cosa. Sono in primo ad essere dispiaciuto di questo dimensionamente, perché perdo alcuni azzurri, che non possono essere confermati a causa dei roster ridotti. Mi auguro si tratti di un momento passeggero. Dobbiamo continuare a programmare per fare di più».
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