Il Tirreno

Grosseto

Il Grifone non si rassegna ad alzare bandiera bianca

di Paolo Franzò
Il Grifone non si rassegna ad alzare bandiera bianca

Le intuizioni di Moriero stanno danno una fisionomia diversa alla squadra L’esultanza di Delvecchio sotto la curva è quella di uno che ci crede ancora

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GROSSETO. E allora, la “pazzia” di un tecnico che alla salvezza crede ancora riconsegna al campionato un Grosseto che non vuol saperne di alzare bandiera bianca. Da una parte la fredda classifica che, seppure migliorata di un’unghia, continua a lasciar ben poco spazio a voli pindarici di rimonta.

I meriti e gli applausi che Francesco Moriero si sta prendendo in questa sua seconda vita grossetana stagionale aprono ferite che in realtà non si sono mai chiuse, su quel che poteva e doveva essere e invece non è stato. Non ci sono dubbi sul fatto che questo Grosseto non è la squadra peggiore di questo campionato. Non è neppure una delle migliori squadre costruite dal presidente Camilli, ma neppure così brutto come recitano i freddi numeri.

È evidente come qualcosa sia cambiato, con l'avvento di Nelso Ricci e il ritorno di Checco Moriero. Su tutto, la “rinascita” di un Delvecchio rimesso in campo da titolare e con tanto di fascia da capitano, capace di nuovo di giocare a livelli che nel girone di andata davvero non avevamo quasi mai ammirato. La sua corsa sotto la Nord, dopo il gol del 2-0, è l'esultanza di chi davvero ci crede ancora, al pari dei suoi compagni, al pari del suo allenatore. La non esultanza di Lupoli invece, malgrado le spiegazioni di Moriero, ha quel pizzico di amarezza che ognuno è libero di interpretare come vuole, dopo quanto era accaduto tempo addietro. Ma all'ex Gunner diciamo di continuare così. I fatti nella vita contano assai più delle parole. Con il Modena Lupoli ha giocato discretamente, segnato e, cosa più importante, è piaciuto al suo allenatore. Avanti così quindi, in attesa della “rinascita” di qualcun altro.

Moriero continua ad avere intuizioni importanti e determinanti, sul cambio di volto della squadra. Molto, ma molto meglio dei suoi compassati (e quasi rassegnati) predecessori che vedevano in questa squadra l'unica possibilità di difendersi in massa e poi sperare in qualche episodio favorevole. Moriero le ha ridato coraggio, un’identità e un gioco. Non solo. L'idea di Som alto a sinistra prima e Feltscher terzino destro ora, sono solo farina del suo sacco. Tanto per citarne alcune. Non che tutto questo debba apparire come una sorta di celebrazione, anche perché come direbbe proprio il tecnico dei maremmani per primo non c'è niente da celebrare, o da festeggiare. Nessuno infatti dimentica di essere ancora l'ultimo della classe. Ma dare al mister quel che è del mister pare quanto meno sacrosanto, visti non solo gli ultimi risultati, ma le ultime prestazioni.

Ricordate ad esempio le parole di Dal Canto, dopo che il suo Vicenza era passato a Grosseto? Il mezzo furto subito a Castellamare di Stabia? Tanto per rimanere nel breve periodo. Ha ragione Moriero: la squadra è viva e anche la sconfitta col Verona, se Piovaccari non avesse ciccato quel rigore, forse poteva andare diversamente. Ma si deve sempre guardare avanti ed essere positivi. Con 11 partite tutte da giocare, rimane almeno il dovere di continuare così, poi si vedrà. Esattamente quel che predica l'allenatore biancorosso. A partire da domani sera a Terni, dove pensare a un'altra vittoria adesso non è più utopia.

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