Il Tirreno

Grosseto

«Macché punizione, il ritiro è normale»

di Pierluigi Sposato
«Macché punizione, il ritiro è normale»

Camilli sdrammatizza e rilancia la corsa verso la salvezza: «È distante solo 5-6 punti, io ci credo al 100 per cento»

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GROSSETO. «Macchè punitivo! Il ritiro è una cosa normale. Lì stanno al fresco, stamani c'era una bella brina sui campi, alle otto e mezzo vanno a letto… Sono in tre in camera? E che vuol dire? Noi eravamo in 28 in una camerata, quando ero al collegio…»

Piero Camilli sdrammatizza. Lo fa davanti all'uditorio del Rotary Grosseto, invitato a parlare del suo 2012, del calcio scommesse e del periodo difficile che la squadra sta vivendo. Parla per oltre un'ora, rispondendo anche alle domande dei presenti. A ruota libera, alternando battute a passaggi dai risvolti drammatici. Come nel suo stile, perfettamente a suo agio. E se Camilli ha ancora voglia di fare battute, i tifosi possono stare tranquilli: il Grosseto non si arrende. «Io ci credo al 100 per cento - dice parlando della salvezza - E se abitassi a Grosseto, porterei alla squadra qualche punto in più. Ma venire a Grosseto mezza giornata mi costa, costa alle mie tante aziende». E ancora sul ritiro dice che «ci sono giocatori con contratti da professionisti che hanno comportamenti da dilettanti».

Quella di Piero Camilli, però, è stata «un'estate infernale». Lo ripete più volte ripercorrendo le tappe dei processi sportivi, da cui è uscito una volta con 6 punti di penalizzazione e una volta assolto. «La responsabilità oggettiva è vergognosa. Il patteggiamento è vergognoso: io stavo per mollare tutto. Anche perché ci sono dei giocatori dentro fino ai capelli, anche di serie A, e non gli hanno fatto ancora il processo». Esterrefatto, «basito» come dice lui, da una giustizia senza filtro che favorisce il pentitismo ma non permette il faccia a faccia, che crede all'ex ds (Iaconi) cui viene poi stranamente fatto da altri un contratto da 4 anni. «Io ho anche un ruolo politico - dice a proposito delle sue cariche da sindaco, presidente del consiglio provinciale, presidente del consorzio bonifica - e mi ha dato fastidio essere messo al centro di questa vicenda. Ma ci pensate? Se Carobbio diceva che aveva parlato con me, mi avrebbero condannato. Io sono credente, mi sento a posto con la coscienza, sarei venuto qui a parlare con voi anche se mi avessero condannato perché sono sicuro di non aver fatto niente. Ho riflettuto spesso su come il destino di un uomo possa dipendere dalle parole di un uomo. Poi in appello ho notato che c'erano giudici diversi, di livello, gente che ha letto le carte. E ci hanno assolto».

E l'estate andava avanti: «In tutto questo c'era da fare il mercato: abbiamo perso tutta la preparazione. Oggi saremmo retrocessi, ma la salvezza è a 5-6 punti. Il mio obiettivo è salvare il Grosseto, è fuori discussione. Non ci dormo la notte, combatto contro questa ingiustizia. La ricetta? Fare gruppo, ripartire, restare attaccati al carro».

Consueta tirata agli organi di informazione ma anche ai grossetani («qui si vede sempre e soltanto il bicchiere mezzo vuoto»). E poi un inevitabile passaggio sui frequenti esoneri di mister: «Qui si paga il fatto che io sono assente. Ne ho cambiati tanti, è vero: però ho fatto sempre bene». Un altro flashback sull'estate: «Io li avrei ammazzati tutti già con il Carpi», dice riferendosi alla sconfitta che costò l'eliminazione dalla Coppa Italia. Perché Camilli vuole comandare sempre («in barca a vela non ci vado perché decide il vento, non io») e vuole vincere sempre: «A me non basta partecipare».

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