La manifestazione
Derby-batosta, Grifone a picco
A Livorno finisce con un secco 4-0, tutto da dimenticare. Grosseto spento e senza idee
LIVORNO. Davide non batte Golia. Nemmeno lo scalfisce. Anzi esce con le ossa rotte, come mai in precedenza. Il pomeriggio dell’Ardenza finisce con un diluvio di gol e con tanti interrogativi.
E sì che la partita era iniziata con delle sorprese. La prima arriva in tribuna stampa con le liste; il Grosseto non farà il 4-3-3 come sembrava dopo la settimana di allenamenti. Tuttavia Ronaldo c'è, dopo le belle prestazioni con Empoli e Brescia, mentre Jadid va in panchina. La difesa torna 3, con Antonazzo e Calderoni alti sulle corsie, ma che in fase difensiva si abbassano in copertura. In sostanza è un 3-4-3, con Quadrini e Lanzafame in supporto a Sforzini. È un modulo a specchio, col Livorno messo in campo alla stessa maniera. Il gol del vantaggio del Livorno è di fatto un errore di posizione e di attenzione, col buco centrale lasciato a Gentsoglou, libero di verticalizzare per Paulinho, con Olivi disattento sull'attaccante brasiliano che gli passa dietro, per poi infilare Lanni. Grosseto che soffre in particolare sul lato basso sinistro della difesa, dove Calderoni è spesso costretto ad abbassarsi, messo in crisi dalle scorribande di Siligardi, coadiuvato da Belinghieri che gioca spesso tra le linee; un raddoppio che in più di una occasione crea imbarazzo. E in attacco? Nel primo tempo Grosseto non pervenuto. Nessun tiro in porta, o a lato che sia, verso la porta di un inoperoso Fiorillo. La squadra non accompagna sugli esterni e soprattutto non riesce a mettere in fila 3 passaggi degni di nota, bloccata sistematicamente sulla trequarti livornese. Solo qualche punizione arriva nell'area del Livorno.
Consonni scende nello spogliatoio alla fine del primo tempo e cambia Quadrini con Crimi che si rivede in campo dopo lungo tempo. Adesso, biancorossi con una sorta di 3-5-2. Il cambio non muta la sostanza e sul raddoppio del Livorno, l'azione in velocità della squadra di Nicola, evidenzia la lentezza al contrario della quasi immobile difesa del Grifone. All'8' della ripresa, un impalpabile Lanzafame lascia spazio a Lupoli. La musica sembra però non cambiare. Biancorossi sempre in ritardo sul pallone, appoggi sbagliati e solite disattenzioni in difesa che solo per un miracolo non portano i padroni di casa al terzo gol. L'ultimo cambio, quello di Jadid per Olivi al minuto 25, ha il sapore della mossa della disperazione. Ora sì che il Grosseto gioca col 4-3-1-2. Nel frattempo, i biancorossi si fanno vedere un paio di volte dalle parti di Fiorillo e anche questa è una notizia.
Si accendono le luci dell'Ardenza, ma non quelle del gioco dei torelli che s'intestardiscono troppo spesso nel cercare varchi per vie centrali, finendo per sbattere sul muro livornese. Il cambio di modulo e di uomini, comunque non muta il triste destino, col terzo gol che alla fine arriva lo stesso, malgrado il tentativo disperato di Crimi sul secondo palo.
Il poker lo serve indovinate chi? Belinghieri che contro il Grosseto fa 4 in 4 partite. Forse è il caso di acquistarlo a gennaio, per evitare un quinto? Nel finale, i 3 minuti di recupero servono solo per l'accademia livornese e gli olè del pubblico dell'Ardenza. Finisce nel peggiore dei modi. Al danno, si aggiungono i gialli di Padella e Barba, squalificati contro la Pro Vercelli. Grosseto che chiude senza battere neanche un calcio d'angolo; altro piccolo record negativo di un pomeriggio da dimenticare.
Al fischio finale, Gigi Consonni è impietrito, seduto al suo posto nel gabbiotto sopra la tribuna stampa, mentre la squadra esce dal campo a capo chino, senza passare sotto la curva dei tifosi biancorossi che avevano sperato in un pomeriggio diverso. Ci sarà molto da lavorare per restituire a questa squadra un gioco, un'identità.
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