Il Tirreno

Grosseto

Un pomeriggio da leone in gabbia

Un pomeriggio da leone in gabbia

Luigi Consonni ha vissuto la partita dentro al gabbiotto riservato alle tv

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GROSSETO. Come un leone in gabbia. Gigi Consonni ha passato così il suo primo pomeriggio da allenatore del Grosseto: chiuso nel gabbiotto riservato alle televisioni, lato curva Nord. Ha seguito la partita come se la stesse giocando, e guardarlo nella tuta ufficiale del Grosseto è stato come assistere ad uno spettacolo nello spettacolo. Appena le squadre sono apparse dal tunnel per entrare in campo, l’ex capitano biancorosso è sbucato in tribuna per salire velocemente i gradini fino al suo posto. Non è una novità nel mondo del calcio, basta vedere in serie A la vicenda di Conte alla Juventus, o la coppia Lopez-Pulga al Cagliari. Accanto a Gigi, nel ruolo di “vittima sacrificale” un giovane allenatore amico di Consonni, il castiglionese Riccardo Papini, ingaggiato per aiutarlo nel redigere gli appunti della gara, e forse per “subire” le indicazioni del mister.

Pronti via e il Grosseto va sotto. Pochi giri d’orologio e arriva il pareggio. Ancora azioni e altri due gol, tutto nell’arco di 22 minuti. Consonni sembra stremato: si attacca al cellulare, rigorosamente con le cuffiette, e vorrebbe forse mangiarselo. Le telefonate arrivano ad un collaboratore accanto alla panchina di Lamberto Magrini, e con una veloce staffetta di pochi metri le indicazioni vengono recepite.

Ogni azione, ogni passaggio è commentato da Gigi: la mimica del corpo rispecchia il carattere di quando era sul rettangolo verde a dirigere i compagni. Si agita, sbraita contro tutti, si affaccia alla finestra, salta continuamente sullo sgabello. Non sta fermo un secondo insomma. Primo o secondo tempo lo schema di Gigi non cambia. Anzi, nella ripresa c’è da pensare ai cambi, alla strategia da adottare per acciuffare una vittoria che alla fine il Grosseto meriterebbe. Gli ultimi minuti sono in apnea: alla punizione dal limite dell’area urla il nome di Bonanni, anche se va Quadrini e centra la clamorosa traversa. Poi via negli spogliatoi, senza dire una parola, ma tra gli applausi del pubblico che lo osanna.

Enrico Giovannelli

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