Il dolore
«Per il ciclismo è un momento no»
L’ex professionista Enrico Grimani non si nasconde: «Mancano settori giovanili, direttori sportivi e c’è l’incubo doping»
GROSSETO. Che il ciclismo stia vivendo un momento di crisi profonda, non ci sono dubbi. Perfino la Gazzetta dello Sport nei giorni scorsi, ha dedicato una pagina intera, al momento nero a livello nazionale, di uno degli sport da sempre più amati dagli italiani, ma che soprattutto con la vicenda Armstrong, ha vissuto quest'anno, l'epilogo più amaro.
Purtroppo, se a livello nazionale si piange (squadre che chiudono, professionisti a piedi, sponsor che scappano), in Maremma certo non si ride. Ne parliamo con Enrico Grimani, ex corridore professionista, impegnato con la Federazione e con il comitato provinciale, in un lavoro difficilissimo; appunto rilanciare lo sport del pedale.
Lui che a 48 anni suonati, ha da poco tempo ripreso la passione per le corse, tanto da essere stato il mese scorso tra i protagonisti del mondiale “Master” di Manchester, con la maglia della nazionale.
«È vero, è un brutto momento per il ciclismo anche qui da noi – spiega Grimani – Dobbiamo registrare un netto calo, sin dai settori giovanili. A dire il vero, sta scomparendo anche la figura del vecchio direttore sportivo, mancano dirigenti capaci e le società sportive diminuiscono. I genitori dei ragazzi poi, spaventati dal doping, sempre più accostato al ciclismo, preferiscono portare i loro figli a fare altri sport».
«Noi, come comitato provinciale- prosegue - ci proviamo a far qualcosa d'importante, soprattutto nelle scuole, con il progetto “Pinocchio in bicicletta”, promosso da Federazione e Coni con Sportamico. Vorrei dire ai tanti giovani e alle loro famiglie che il ciclismo invece non è doping. Sappiate che in Italia, Coni e Federciclismo stanno portando avanti una lotta durissima contro quelli che barano».
«Sì - dice ancora Enrico Grimani - qualche furbo rimane sempre, ma non per questo, tutto il settore è malato. La mia paura è che dietro al doping, si muovano grossi interessi, altrimenti tante cose non trovano spiegazione. Ma non si deve mollare. Quando ero giovane, c'erano più squadre, più gare anche qui a Grosseto. Il nostro intento è quello di riportare i ragazzi a fare agonismo, malgrado anche gli impianti, non siano proprio il massimo. Lo stesso velodromo, è utilizzabile solo 2 giorni alla settimana per i ragazzini».
Se lei dovesse fare uno spot a favore del ciclismo, cosa direbbe ai più giovani?
«Venite a correre in bici, perché è uno sport individuale che ti insegna tanto. Dove puoi contare solo su te stesso, ma è anche uno sport che avvicina le persone, malgrado la rivalità in gara, perché subito dopo subentra il rispetto tra tutti quelli che hanno condiviso chilometri di fatica e poi, è uno sport che ti fa vivere la natura, a contatto con essa, in giro per il mondo. Un arricchimento continuo e credetemi, si può correre e vincere, anche senza cercare scorciatoie».
E se lo dice lui che solo quest'anno, ha dovuto fare ben 4 controlli antidoping, nella categoria Master, c'è davvero da credergli.
Qual è invece il futuro dell’atleta Enrico Grimani?
«Sono reduce da una stagione fantastica, fatta di sacrifici e soddisfazioni e il prossimo anno, tutte le gare più importanti, saranno in Italia».
Nel 2012 ha partecipato ai Mondiali di Manchester con la maglia azzurra. Ci riproverà?
«Speriamo. Voglio vedere se riesco a prendere la maglia azzurra, ma non sarà facile».
Un 2013 che vedrà anche la Toscana ospitare i Mondiali, con “Pinocchio”, scelto come mascotte dell'evento. E chissà che grazia anche al famoso burattino i più giovani, non riscoprano questo sport.
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