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moduli e interpreti

La speranza di aver trovato il vestito giusto da indossare

GROSSETO. Modulo dolce modulo. Terza partita di fila per il Grifone, con lo stesso sistema di gioco. Dopo tanto cercare dunque, anche il Grosseto pare aver trovato il vestito giusto, o almeno questa...

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GROSSETO. Modulo dolce modulo. Terza partita di fila per il Grifone, con lo stesso sistema di gioco. Dopo tanto cercare dunque, anche il Grosseto pare aver trovato il vestito giusto, o almeno questa è la speranza del suo allenatore. Un tecnico, Mario Somma che nasce e sposa a lungo ben altro modulo; un 4-2-3-1 che teorizza talmente bene da portarlo sino al master di Coverciano. Ed è proprio con quell'abito indosso che l'allenatore biancorosso inizia, contro il Sassuolo. Evidentemente, qualcosa in quella gara non gli deve esser piaciuta, per arrivare a un cambio di rotta tanto netto. Un cambio che però ha dei punti fermi, come i 3 di centrocampo, Obodo, Delvecchio e Foglio, scelti tra i tanti a disposizione proprio in mediana. Oggi forse, con la variante di un Obodo più basso, al posto di Delvecchio, davanti alla difesa.

Il 5-3-2, o 3-5-2 quando si attacca, è tutta un'altra storia rispetto al passato. Un sistema di gioco assai complicato che pretende dai suoi interpreti un’attenzione costante, circa la posizione da occupare in campo. Ma soprattutto agli esterni chiede spesso gli straordinari e polmoni d'acciaio.

E dire che la stagione era iniziata, con Moriero, proprio con la difesa a 3, portata avanti sino al match con la Juve Stabia. Un modulo molto simile a quello di oggi, nel quale però gli interpreti erano differenti. A Pescara con il Lanciano, ecco il 4-2-3-1, poi diventato 4-4-2 con la Juve Stabia e di nuovo 4-2-3-1 con il Vicenza. Moriero sosteneva l'importanza di saper cambiare pelle a seconda dell'avversario. Una tesi che porta avanti, ma con maggior successo, anche il grossetano Braglia, alla guida della Juve Stabia. Un vero stratega Braglia, amato alla follia dai tifosi delle Vespe. Sulla lunghezza d'onda di Somma è invece Di Francesco con il suo Sassuolo che il modulo non lo cambia mai, incurante di come si mette in campo l'avversario.

Ciò per dire che ogni allenatore, la propria impronta la lascia, eccome. Altro che un misero 20%, ogni tecnico alla fine incide molto di più, sui risultati ottenuti dalla propria squadra. In fondo, prendete proprio questo Grosseto e pensate a quante soluzioni diverse sarebbero possibili. Ma non crediate che bastino solo cuore e gambe per vincere. Oggi, l'organizzazione di gioco è fondamentale e anche 11 assatanati perdono contro 11 giocatori ben messi e organizzati in campo. Ecco perché è importante aver individuato la strada giusta.

Paolo Franzò

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