Lutto
«Lascio con 7 punti e sarò sempre tifoso del Grosseto»
Moriero abbattuto stila il bilancio della sua esperienza «Tutti devono riconoscere che ho lavorato tanto»
GROSSETO. L’avventura si chiude. E per lui è la seconda volta. Si chiude con una pacca sulla spalla da parte dell’ad Tonino Ranucci e un caffè con gli amici grossetani, mentre dentro lo stadio Zecchini quelli che fino a ieri erano i suoi ragazzi si preparano alla seduta di allenamento in vista del Sassuolo. Si chiude. Ma, come l’esperienza di tanti anni di gestione Camilli insegna, potrebbe essere un arrivederci e non un addio...
«Lascio una squadra in crescita, con 7 punti e non con 1 solo - dice Francesco Moriero sul piazzale del palasport, un sacchetto in mano - Lascio lo sguardo dei giocatori nello spogliatoio. Lascio sapendo di aver fatto il mio lavoro e di aver fatto uscire i ragazzi da una situazione difficile. Mi auguro che questa squadra cresca ancora. E comunque il Grosseto ha un tifoso in più: me. Il Grosseto mi è entrato nel sangue».
Amareggiato, un po’ arrabbiato forse. La ruota gira per tutti, per i mister soprattutto. «Che ho fatto molto lavoro durante la settimana deve essere riconosciuto da tutti».
Domanda di rito: c’è qualcosa che non rifarebbe?
«No, io penso di aver gestito al meglio la situazione. I ragazzi e lo staff hanno dato tutto. Qualche giocatore deve trovare ancora la condizione. Io non sono mai andato in confusione, ho parlato sempre con i giocatori. Nessuna squadra ci ha mai messo sotto, tranne metà tempo con il Cittadella. I giocatori stanno crescendo: tenete conto con tanti non avevano fatto la preparazione fisica: eppure sono scesi in campo. C’era bisogno di farli lavorare in settimana e loro l’hanno fatto».
La partita di sabato scorso?
«Quella come altre è vissuta su episodi che ci sono costati il pareggio e su cui andavamo a lavorare. Ma se ti danno un rigore inesistente contro, cosa ci puoi fare?»
La squadra di quest’anno...
«È forte, farà bene. Ha - e poi si corregge subito - abbiamo giocatori validi».
Con Camilli...
«Non l’ho ancora sentito, lo sentirò credo nei prossimi giorni. C’è stima, c’è sempre stato un buon rapporto, so quanto gli è costato fare questa scelta. Ma se il presidente non era contento, non posso che rispettare la decisione».
Il lavoro era avviato, l’esonero è arrivato troppo presto, qualche giorno ancora e la quadratura del cerchio sarebbe arrivata: è così?
«Mi spiace, con il passare dei giorni stavamo trovando l’equilibrio. Credo di aver insegnato a questi ragazzi a soffrire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
