«Ci siamo piaciuti ma Camilli aveva fretta»
Aglietti spiega perché è saltato l’accordo: se ci fosse stata una mezza giornata in più, era fatta
GROSSETO. «Ci siamo anche piaciuti, ma ognuno è rimasto dalla sua parte. Forse con una mezza giornata in più di tempo si poteva anche trovare un accordo».
Alfredo Aglietti spiega il perché non è andato a buon fine il matrimonio con il Grosseto, dopo l’incontro con il presidente Camilli, accompagnato dal diesse Minguzzi e dall’avvocato Ranucci, avvenuto nella tarda serata di domenica a Chianciano.
«Volevo delle garanzie - sottolinea Aglietti, che ha dato immediatamente la sua disponibilità a Minguzzi - sotto l'aspetto contrattuale. Sotto quello della sfida mi sarebbe piaciuto, era affascinante e stimolante. Non eravamo lontani, ma Camilli voleva chiudere subito e per questo ha deciso di prendere un'altra strada. Ripeto , se c'era una mezza giornata si poteva anche fare».
È stato l’accordo economico il nodo della questione. «Devo dire che non abbiamo chiuso con dispiacere da entrambe le parti. Io sarei venuto molto volentieri, sono convinto che questa squadra possa fare molto bene, ha gli uomini giusti per risalire presto la china, anche se la situazione attuale è difficile. Era una piazza cui ambivo e in cui avrei lavorato molto volentieri».
Camilli e Aglietti, oltre che dell’aspetto economico, hanno ovviamente parlato di come far rialzare la testa alla formazione biancorossa.
«Sotto l'aspetto della squadra - aggiunge Aglietti - è piaciuto al presidente quello che ho prospettato, che è andato forse anche alle sue idee».
Camilli alla fine ha scelto però Mario Somma, che come Aglietti ha allenato l’Empolil, portandolo dalla B alla A.
«È una bella scommessa quella del Grosseto - commenta - Somma è un allenatore che è sì fermo da due stagioni, ma che ha un passato importante. Se trova l'ambiente giusto può fare bene». (m.cal.)
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