Il dolore
Palazzi va giù duro: retrocessione e -3
Il procuratore chiede anche la radiazione per il presidente: oggi a Roma la memoria difensiva di Grassani e Bruno
GROSSETO. Retrocessione in Prima divisione Lega Pro, con tre punti di penalizzazione da scontare nella prossima stagione (da aggiungere ai sei che erano stati precedentemente patteggiati). E inibizione per cinque anni e preclusione (radiazione) del presidente Piero Camilli.
È questa la pesante richiesta fatta dal procuratore federale Palazzi nel corso del processo per l'inchiesta di Cremona del calcioscommesse, iniziato ieri all'ex ostello della gioventù a Roma.
Per la società biancorossa è insomma stato richiesto il massimo della pena: sulla base dell'impalcatura costruita per arrivare al deferimento, «la responsabilità - ha detto - è stata aggravata dal legale rappresentante». Il Pm ha fatto presente che la richiesta sarebbe quella di retrocedere la società all'ultimo posto del prossimo campionato di serie B, ma siccome la stagione non è iniziata, la squadra ripartirà dalla Lega Pro già nel 2012-2012.
Starà adesso ai legali Grassani, Bruno e Valentini (che hanno seguito il dibattimento con il presidente Camilli) smontare le accuse fatte da Palazzi e andare al primo grado con un proscioglimento. Se non sarà sufficiente, è stato anticipato dalla società, si ricorrerà ad ogni grado di giudizio per far valere la sua innocenza.
In 42 pagine i difensori dell'Unione sportiva Grosseto hanno spiegato come nell'accusa ci siano clamorose contraddizioni, a cominciare dal fatto che Turati, Joelson e Iaconi, i principali accusatori, hanno rilasciato tre versioni contrastanti e che Carobbio, considerato credibile da Palazzi (al punto da fargli pubblicamente i complimenti per la sua collaborazione) non ha mai parlato di Camilli, ma ha detto che la combine della partita incriminata era stata organizzata dagli zingari.
Sarà questo uno dei cavalli di battaglia con cui convincere i giudici dell'estraneità della società per i fatti contestati. In una giornata caratterizzata dalla bocciatura del patteggiamento di Antonio Conte, il Grosseto ha fatto il suo ingresso nel processo solo intorno alle 18. In una decina di minuti il procuratore Stefano Palazzi ha fatto la requisitoria della gara tra Ancona e Grosseto del 30 aprile 2010, spiegando la versione dei fatti degli investigatori. «Il presidente Camilli - ha detto Palazzi - era il mandante di tutto. Il Grosseto era in grossa crisi tecnica, per cui cui il mandato principale era la vittoria, ma in subordine la società si sarebbe accontentata di un pareggio».
Il procuratore federale ha ribadito che «le dichiarazioni di Iaconi, Turati e Joelson sono state confermate da Carobbio e Acerbis» e nel corso della requisitoria ha parlato della “fuga” dal ritiro di Norcia, del fatto che Iaconi avrebbe riferito all'Ancona che per il presidente la somma di 100.000 euro era troppo alta, per cui le due squadre si sarebbero accordate per un pareggio.
Palazzi è arrivato a definire “anomala” la presenza di Camilli ad Ancona, perché il massimo dirigente biancorosso, secondo lui, non segue quasi mai la squadra in trasferta.
Secondo Palazzi, che ha definito “irrilevanti” le dichiarazioni rilasciate dal team manager Luciano Cafaro, «le tesi difensive del Grosseto sono infondate», anche se ha finito per far i complimenti ai legali della società maremmana per come ha preparato la memoria.
Accuse pesanti, che si basano però sulle solite prove testimoniali, che sono agli atti della Procura di Cremona da mesi. Palazzi non ha aggiunto nulla di nuovo ai motivi che hanno portato al deferimento.
E questo, in fondo, lascia ben sperare il popolo biancorosso, che ha accolto con profondo dolore le richieste fatte da Palazzi, che alla fine si arrivi a una sentenza favorevole al Grosseto.
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