La manifestazione
Dieci minuti per smontare le accuse
Al via stamani a Roma il processo: poco tempo per presentare la memoria difensiva che scagiona la società
GROSSETO. Ci sarà anche il presidente Piero Camilli, oggi alle 9,30, nell’aula dell’ex ostello della gioventù al Foro Italico a Roma, nella prima delle due udienze (la seconda è stata fissata per domani dal presidente della Disciplinare Artico) del processo per l’inchiesta del filone di Cremona sul calcio scommesse.
Il presidente Camilli è stato deferito per illecito sportivo dal procuratore Stefano Palazzi dopo le dichiarazioni rilasciate dall'ex direttore sportivo Iaconi l'8 giugno scorso. Il dirigente avrebbe chiesto ed ottenuto dal presidente l'autorizzazione affinché Joelson e Turati lasciassero il ritiro per proporre al portiere dell'Ancona la combine.
La società biancorossa, che deve rispondere alla pesante accusa di responsabilità diretta, nelle scorse ore con i propri legali ha lavorato per smontare pezzo per pezzo il castello accusatorio con un incartamento di 42 pagine.
Il Grosseto e Camilli, difesi dagli avvocati Mattia Grassani di Bologna e da Pierfrancesco Bruno di Roma, hanno depositato, domenica sera, negli strettissimi tempi a disposizione (solo un fine settimana) una memoria difensiva con cui non soltanto si difende dalle accuse rivolte dalla Procura Federale, ma addirittura passa al contrattacco, fornendo una ricostruzione dei fatti, corroborata dagli stessi documenti su cui si fonda l'accusa di Palazzi, dalla quale emerge chiaramente l'ideazione dell'illecito da parte di Iaconi e dei giocatori, e l'estraneità del presidente.
«La versione di Iaconi - sostengono gli avvocati - secondo cui Camilli avrebbe abbandonato la trattativa dopo una richiesta di 100.000 euro formulata da Turati per conto di tre-quattro giocatori dell'Ancona non identificati, non trova conferma né da Joelson, né da Turati stesso, che addirittura non riferisce mai di colloqui con l'ex direttore sportivo, dichiarando di essere stato coinvolto dall'attaccante brasiliano. Quindi, nessuno, tranne Iaconi (che però lo “avrebbe” appreso dai propri giocatori), era a conoscenza della “proposta indecente” che sarebbe stata rifiutata da Camilli, che sembra dunque un'autentica invenzione dell'ex ds».
Secondo i difensori, «mentre Iaconi ha sostenuto che del tentativo di combine non era al corrente nessuno, tranne il presidente e i due giocatori, sulla vicenda si allarga, ancora una volta, l'ombra lunga di Carobbio, al corrente di tutto e addirittura a colloquio con Iaconi prima del coinvolgimento dei due “ambasciatori” (Joelson e Turati)».
Le incongruenze individuate dalla difesa di Camilli sono notevoli: «Non è chiaro - si sostiene nella memoria difensiva - neppure quale sarebbe il risultato oggetto della combine (pareggio, come riferisce Turati, o vittoria, come sostengono Iaconi e Joelson?); di sicuro, l'accordo sul pari venne raggiunto poco prima della gara, direttamente tra i giocatori e con l'intervento degli “zingari” e senza il coinvolgimento di Camilli, anche perché l'obiettivo del club non poteva essere che la vittoria, visto che la squadra era in piena lotta per i play off, tallonata dal Torino».
Grassani e Bruno fanno infine notare un particolare, a loro dire, importante: «Perché Joelson, se l'invito ad andare dal portiere dell'Ancona per combinare il match fosse provenuta direttamente da Camilli, avrebbe dovuto fingere un infortunio per “coprire”, su autorizzazione dello stesso Iaconi, l'allontanamento dal ritiro?».
Domande che verranno poste al procuratore Palazzi dai difensori del Grosseto, che avranno purtroppo forse poco più di dieci minuti, visto l’alto numero di deferiti, per illustrare la memoria difensiva. «In un processo ordinario - ribadisce il direttore generale Alessandro Scalone - il Grosseto sarebbe prosciolto senza problemi. Ci auguriamo che anche la giustizia sportiva riconosca la nostra estraneità ai fatti e ci consenta di cominciare a pensare alla prossima stagione di serie B».
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