Il Tirreno

Grosseto

La difesa punta su 42 pagine con gli accordi degli “infedeli”

di Maurizio Caldarelli
La difesa punta su 42 pagine con gli accordi degli “infedeli”

Domani a Roma il via al processo che rischia di sancire la retrocessione in Lega Pro del Grifone Gli avvocati Grassani e Bruno: «Iaconi era d’accordo con Turati e Joelson. Camilli mai menzionato»

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GROSSETO. I difensori del Grosseto presenteranno al processo di Roma una memoria difensiva che scagiona il presidente Piero Camilli, ma che allo stesso tempo fornisce alla Procura la versione di come sono andati realmente i fatti, utilizzando le dichiarazioni rese dai giocatori “infedeli” nelle loro audizioni davanti al procuratore Palazzi.

Quarantadue pagine che verranno presentate domani mattina alle 9,30 negli uffici distaccati del Coni, presso la sede dell'ex ostello della gioventù al Foro Italico, in via delle Olimpiadi 61. Gli avvocati della società maremmana, il bolognese Mattia Grassani e il penalista romano Pierfrancesco Bruno sostengono di aver smontato pezzo dopo pezzo le accuse del procuratore Palazzi, demolendo il castello accusatorio, con constatazioni evidenti, facendo venire alla luce errori clamorosi che si trovano nelle sedici pagine che fanno rischiare la retrocessione in Lega Pro alla società del presidente Camilli, accusata di responsabilità diretta. E tutto questo utilizzando le parole di Turati, Joelson, Carobbio e Iaconi.

Nel fascicolo dell'accusa, viene fatto notare, c'è una sola riga contro Camilli e nove pagine in cui non viene nemmeno menzionato. «Tanto per cominciare i cinque testimoni di cui si avvale l'accusa non esistono - ma, sostiene la difesa -, ci sono solo le parole dell'ex direttore sportivo Andrea Iaconi , che ha raccontato i fatti agli altri (Turati e Joelson), perché aveva interessi personali per mettere in piedi questa balla».

La tesi difensiva del Grosseto, dimostra che ai danni della società è stato preparato un grande imbroglio e gli avvocati vogliono convincere l'accusa che la società è parte lesa. Leggendo tra le carte il Grosseto vuol far evidenziare che Turati, Joelson e Iaconi non hanno dato affatto una versione univoca, ma che le dichiarazioni sono palesemente contradditorie e ciò significa, secondo gli avvocati, che due su tre mentono.

Grassani e Bruno si chiedono quale bisogno avevano Joelson, Turati e Iaconi di fingere un infortunio per lasciare il ritiro ed andare a parlare con i giocatori dell'Ancona, se veramente avevano il permesso del presidente, considerato che quella mattina non c'era neanche allenamento. La realtà, secondo la difesa, è che Iaconi era d'accordo con i giocatori e doveva nascondere l'uscita a Cafaro, l'uomo di fiducia di Camilli per quel ritiro a Norcia.

I legali del Grosseto hanno notato anche che nessuno degli “infedeli” parla mai dei centomila euro richiesti dai giocatori per far vincere, ma solo Iaconi (già screditato in tempi non sospetti da Lucchesi) fa accenno a questa somma, e solo lui e Joelson parlano dei ventimila euro messi a disposizione dagli zingari a Carobbio, che si incontra con Iaconi, per combinare la gara.

Secondo il Grosseto, poi, Iaconi si è inventato di aver parlato con il presidente, quando nessuno ha sentito questo colloquio, dopo che era stata giudicata troppo bassa la cifra richiesta per comprare la partita. E così viene fatta un'altra considerazione: se il presidente Camilli voleva andare ai playoff ed aveva bisogno dei tre punti, perché alla fine si sarebbe accontentato di un pareggio che ha di fatto estromesso i biancorossi dalla lotta per i playoff?

Il Grosseto si augura adesso di poter leggere le carte nel corso del processo, anche per far comprendere all'esterno («Questo è stato anche un processo mediatico», è stato sottolineato più volte dalla società) che il Grosseto è estraneo ai fatti che gli sono stati contestati e che la tesi della Procura non ha una base.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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