Sicurezza
«Adesso Iaconi si è tolto un peso»
Avrebbe confermato le dichiarazioni dei tre giocatori sulla combine di Ancona: iniziativa isolata
GROSSETO. Andrea Iaconi qualcosa ha detto. Cosa di preciso, ancora non si sa nei particolari. Ma qualcosa ha detto. L’avvocato Vittorio Rigo, suo difensore, non conferma né smentisce che l’ex ds abbia chiamato in causa il presidente Camilli: «Gli sono state lette alcune contestazioni e lui ha fatto alcune precisazioni», si limita a dire a sera.
Ma tra queste precisazioni ci sarebbe la conferma delle dichiarazioni dei tre giocatori: su quali, però, non è dato sapere. E se tutto ciò sia la verità vera, nessuno può ancora dirlo. Iaconi ha ammesso di aver provato la combine per Ancona-Grosseto 1-1 del 2010.
Dice ancora Rigo, le cui dichiarazioni sono state riprese da vari siti: «Andrea sa di aver fatto una cosa sbagliata ma ci tiene che il suo nome non sia associato al calcioscommesse e alla vicenda degli zingari con l’associazione per delinquere. Il suo tentativo di alterare il risultato era solo per favorire il Grosseto. Bisogna fare dei distinguo, non mettiamo tutti sullo stesso piano».
Una versione che rimette in gioco la responsabilità del Grosseto come dichiarato il 4 giugno (al gip) Inacio Joelson: «Iaconi mi disse che noi avevamo bisogno di vincere ma che per realizzare questo progetto voleva l’assenso del presidente Camilli. Il giorno dopo ci disse (a lui e a Turati, ndr) che l’assenso era arrivato». Una versione che sarebbe stata resa per puntare a una riduzione in appello di una squalifica che sarà comunque pesante in primo grado: 4 anni e mezzo. «Si è tolto un peso - ha aggiunto Rigo - Prima era impaurito perché temeva di essere coinvolto nella vicenda degli zingari e delle scommesse, rispetto alla quale è totalmente estraneo. Palazzi ha capito». Nessun contatto con gli zingari. Quella di Iaconi sarebbe stata una manovra “parallela”, inconsapevole, estranea rispetto a quella che gli zingari avrebbero cercato di ordire; una manovra per cercare di tenere il Grifone in corsa per i playoff che quel pareggio invece fece sfumare: «Si è trattato di un episodio - aggiunge ancora il difensore dell’attuale direttore sportivo del Brescia, indagato a Cremona - non di un’abitudine comportamentale».
Mentre sembra da escludere che per cinque ore si possa essere parlato soltanto di Ancona-Grosseto, il Grifone cerca di capire che tipo di conseguenze potranno arrivare. C’è insomma nuovo materiale per Mattia Grassani, difensore del Grosseto, che potrebbe a breve essere chiamato a discutere una nuova contestazione. Adesso c’è solo da attendere per capire se alla Procura federale siano sufficienti le dichiarazioni finora rese. Cioè per capire se il club debba rispondere di una responsabilità diretta piuttosto che di un’ omissione. Negli ambienti biancorossi, ma anche forensi, si tende a escludere che queste parole possano avere dei contraccolpi negativi sulla posizione di Luigi Consonni, la cui sorte viene decisa nelle prossime ore dalla Commissione disciplinare. Proceduralmente non rilevanti, ma forse influenti a livello suggestivo. Ed è la forza della suggestione che rischia di pesare più di tutto.
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