Sicurezza
La furia di Camilli: « Ora basta»
Il presidente non ci sta: «Questo è un piano studiato dai “pentiti”. Ho sempre denunciato il marcio»
GROSSETO. «Al momento opportuno farò le dovute denunce, ma sono stanco di questa situazione, di queste accuse. Ma sapete cosa dico? Non me ne frega niente».
Il presidente del Grosseto, Piero Camilli, risponde così alle ultime accuse lanciate da due suoi ex giocatori, Marco Turati e Paolo Acerbis, che lo chiamano in causa per le gare Salernitana-Grosseto e Ancona-Grosseto, relative alla stagione 2009-2010, conclusa con un settimo posto dai biancorossi, dopo un girone d’andata chiuso in quarta posizione con 33 punti. Un balzo all’indietro dovuto anche alle otto partite inserite nell’inchiesta della Procura di Cremona. Le malefatte di un gruppo di giocatori, insomma, avrebbero escluso il Grosseto dalle zone nobili.
«Io non so cosa dire, come spiegare questo accanimento nei miei confronti - aggiunge Camilli - L’unica spiegazione che posso dare è quella di un piano studiato a tavolino, messo in atto da questi “pentiti” per cercare di evitare il risarcimento dei danni richiesto. Accusando la società e la mia persona credono di poterla passare liscia».
Il presidente conferma di non essersi mai accorto di comportamenti strani da parte dei suoi giocatori. «Sono la persona meno adatta per rispondere a queste domande. I miei impegni in azienda e al Comune mi costringono a vedere le partite che disputiamo allo Zecchini e solo raramente a quelle in trasferta. Dovreste chiedere magari a Gustinetti. Lui stava giorno e notte con quei giocatori, però nessuno lo ha mai chiamato in causa».
Dopo aver replicato con un duro comunicato alle accuse del brasiliano Joelson, Camilli allarga le braccia di fronte alle dichiarazioni di Turati. «Cosa devo fare? Ho messo tutto in mano all’avvocato Mattia Grassani. È una cosa incredibile. Turati dice di essere venuto a conoscenza del fatto che avrei comprato la partita con la Salernitana da Carobbio, che l’aveva saputo da Mora. Guarda caso parlano sempre per sentito dire, per interposta persona. Suvvia, non scherziamo».
«Se proprio volete saperlo - dice il presidente - io Stendardo non l’ho più visto, da quando lasciò il Grosseto. E a Salerno quel giorno nemmeno c’ero».
«Mi creda - conclude Piero Camilli - non ho neppure più la forza di arrabbiarmi. Lo ribadisco per l’ennesima volta e continuerò a farlo fino a quando non capiranno che è la verità: non ho fatto niente di ciò di cui vengo accusato! Sono io che ho sempre denunciato (a cominciare dalla partita con il Livorno) e combattuto il marciume incontrato e ora mi trovo ad essere accusato di aver comprato le partite. Oltre al danno che abbiamo subito, adesso dobbiamo aggiungere pure la beffa».
Il presidente Camilli, che ha mal digerito il patteggiamento di sei punti di penalizzazione, preparerà una memoria difensiva. Oggi potrebbero arrivare le prime sentenze.
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