Il Tirreno

Grosseto

Buso attacca l’arbitro: «Ha detto il falso»

di Alfredo Faetti

L’allenatore del Gavorrano squalificato per 6 turni vuole denunciare Martinelli per diffamazione

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GAVORRANO

«L'arbitro ha dichiarato il falso». Renato Buso fa esplodere la sua rabbia dopo la maxisqualifica di sei giornate. Il tecnico rossoblù non accetta quanto ha scritto sul referto Daniele Martinelli, il fischietto di Roma 2 che lo ha espulso durante l'intervallo di Gavorrano-Vibonese, e avverte: «Mi difenderò nelle sedi opportune e richiederò anche il permesso alla Federazione ad agire per vie legali per diffamazione».

Parole scritte sul suo sito internet, che trapelano tutta l'amarezza per quanto accaduto. «Tengo molto alla mia immagine e, leggere nella sentenza che mi viene attribuita una "parola blasfema", mi fa inorridire. Credo sia opportuno far capire che tutto ciò non è avvenuto». La bestemmia, le frasi ingiuriose e quel guardialinee strattonato per un braccio non sono il racconto giusto di cosa è avvenuto all'interno degli spogliatoi del Malservisi-Matteini alla fine del primo tempo della partita di domenica. E non c'è soltanto Buso a smentire quanto riportato nel referto dall'arbitro. Continua l'allenatore: «Insieme a me erano presenti altre persone tra cui il direttore sportivo (Filippo Vetrini ndc) e altri dirigenti. Visto il referto, che mette in causa proprio i nostri dirigenti, saranno loro a testimoniare ciò che hanno visto e quello che è realmente accaduto».

Del resto, la società ha già annunciato che presenterà ricorso contro la batosta inflitta dal giudice sportivo. Già, perché sei giornate di squalifica non sono roba da poco; non si vedono spesso nel calcio, soprattutto per un allenatore. Per capirci: quando Carletto Mazzone corse sotto la curva dei tifosi dell'Atalanta per esultare (in modo poco pacato) al gol del pareggio del suo Brescia, gli furono inflitte "solo" cinque giornate. Ecco perché Buso si dice «profondamente deluso» per quanto accaduto, contando che «può bastare una persona, non tanto un arbitro, per ledere un'immagine di grande professionalità». E «io non accetto che la serietà che ho dimostrato nei miei 27 anni di carriera nel calcio venga intaccata o messa in discussione con false asserzioni». L'allenatore in conclusione dice che «la cosa più incredibile è che mi vengono attribuite, oltre all'espressione blasfema, frasi irriguardose e il tentativo di trascinare l'assistente arbitrale verso gli spogliatoi (come scritto sul referto ndc) quando, in realtà, non ho neppure offeso né l'arbitro né l'assistente arbitrale».

Altro servizio a pagina 17

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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