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La favola di Addario, primo portiere per caso

La favola di Addario, primo portiere per caso

«Il mister decide chi gioca e a me va sempre bene. Ma questa stagione è davvero positiva»

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GAVORRANO

 Ad indossare i guantoni, Paride Addario, ci si è ritrovato per caso. I primi calci ad un pallone li ha tirati ad Andria, in provincia di Bari, dove è nato e cresciuto nei settori giovanili. Faceva l’attaccante allora, fino a quando, durante una partita, la sua squadra è rimasta senza portiere. «Vai tu» gli hanno detto e lui ha ubbidito. Da quel momento è rimasto a difesa dei pali, fino ad indossare oggi la maglia numero uno del Gavorrano. «Devo ringraziare mio padre. – dice – Mi è sempre stato vicino, accompagnandomi tutte le volte al campo». Non solo a quello barese, ma anche ad Empoli, dove Addario, classe ‘92, ha trascorso gli ultimi cinque anni. «Sono uscito di casa quando avevo quindici anni», racconta il portiere. Certo però che nella sua prima esperienza toscana si è tolto delle belle soddisfazioni. «Ho giocato con la primavera e la scorsa stagione sono arrivato ad essere il terzo della prima squadra, con tre panchine in Serie B». Tifa Milan, anche se l’Andria gli è rimasta pur sempre nel cuore. E come idolo ha Angelo Peruzzi. «Dire Buffon è troppo facile». E così come l’ex portiere della Juventus, che in nazionale si giocava il posto con l’interista Gianluca Pagliuca, anche Addario ha dovuto sudarsi la maglia rossoblù numero uno appena arrivato, quando in panchina c’era Guido Pagliuca. Un ballottaggio, quello con l’altro portiere Mattia Santandrea, che si è ripetuto anche con l’arrivo di Renato Buso.

«E’ il mister che sceglie - dice - siamo venuti entrambi con l’intento di giocare». Questa sfida in casa però non ha intaccato la loro convivenza. «Abbiamo un ottimo rapporto, anche fuori dal campo» spiega. Questo ballottaggio, comunque, Addario lo ha vissuto con entrambi i tecnici che quest’anno hanno seduto sulla panchina del Gavorrano. Qual’è la differenza tra i due? «Sono diversi. – dice – Ma se devo scegliere un aspetto è il temperamento. Pagliuca sul campo è un ottimo allenatore: se migliorerà il carattere farà buone cose. Buso ha un approccio diverso». Entrambi però hanno un fattore in comune: hanno portato i rossoblù in alto in classifica.

«Noi ce lo aspettavamo. Siamo tutti giovani e per questo ora qualcuno ci definisce una sorpresa. Ma siamo stati subito consapevoli delle nostre potenzialità e del fatto che avevamo in squadra ottime individualità». E queste qualità hanno portato oggi il Gavorrano al sesto posto in classifica, a ridosso dei play off. «Dobbiamo rimanere con i piedi per terra. – predica il portiere – Anche nel girone d’andata abbiamo fatto quattro sconfitte che ci hanno fatto scendere in classifica. Il nostro obiettivo resta la salvezza e direi che stiamo facendo bene».

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA  

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