Il Tirreno

Grosseto

«Vado via, qui manca tutto»

Maurizio Caldarelli
<b>SUL MONTE DI LANCIO.</b> Riccardo De Santis, per 14 anni al Bbc
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SUL MONTE DI LANCIO. Riccardo De Santis, per 14 anni al Bbc

Riccardo De Santis spiega perché ha firmato per il Nettuno

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 GROSSETO. Per 14 anni il Bbc è stato la sua famiglia, da dieci è la stella di una squadra che, con le sue 85 affermazioni, ha vinto di tutto. Riccardo De Santis ha però deciso di tornare a respirare l'aria dello scudetto, firmando un triennale con Nettuno. Prima di uscire di scena spiega la sua verità e ribadisce l'amore verso la ormai ex società.  «Sia chiara una cosa - esordisce - io sono un giocatore del Nettuno solo dalle 15,30 di sabato prossimo. Ed è solo una decisione mia di non giocare a Grosseto, partendo dal presupposto che la situazione non è sostenibile, che non c'è il minimo garantito (mi riferisco all'organizzazione) per il 2012. Fino all'ultimo ho cercato di rimanere, al massimo di andare in prestito per un anno. A settembre avevo parlato a Roberto Baricci della mia idea, ricevendo parere favorevole. Ma le cose sono cambiate: prima ci sono state prospettate difficoltà a mettere in campo una squadra, poi si doveva fare con i giovani; infine Baricci ci ha detto che il Monte si era chiamato fuori e non poteva garantire l'attività».  «Pensavo di poter andar via gratis - aggiunge - in cambio di giocatori. Ma nell'ultimo incontro mi è stato detto testualmente: "Tu pensavi di andar via gratis. La società è in perdita e non può darti via gratis". A quel punto, capito che l'operazione era solamente commerciale, ho autorizzato lo svincolo. Io me la immaginavo diversa: credevo di poter andare via per un anno, continuare ad allenarmi qua, magari mantenere il mio armadietto e vietare l'utilizzo della mia maglia, che mi sarei ripreso dopo qualche mese».  La raccomandata è partita lunedì scorso e la cessione diventerà ufficiale dopo l'arrivo del bonifico del Nettuno, entro il 15 dicembre.  Riccardo De Santis chiude così una parentesi della sua vita sportiva: «Sono stato due anni nel Roselle - dice - poi nel 1997 ho debuttato in prima squadra. Per me è un giorno triste. Sono contento della squadra in cui vado, del fatto che torno a giocare per qualcosa d'importante. Ma spostarmi a Nettuno vuol dire chilometri in più, non avere allo stadio quelle persone che mi venivano a vedere e che aspettavano il weekend per sistemarsi sui gradoni dello Jannella. Avrei potuto aspettare fino al 31 marzo, ma non mi sono fidato».  «Andando a Nettuno - prosegue - ritrovo quello stimolo di gioco che avevo messo da parte negli ultimi. Dopo l'infortunio sono tornato per vincere, ma l'obiettivo non poteva andare oltre i playoff».  Riccardo è stato uno dei giocatori più corteggiati di questo inizio di off-season: «Mi hanno cercato Bologna, San Marino, Rimini e Nettuno. Con Rimini c'è stato un contatto senza seguito; Bologna e San Marino volevano impiegarmi come rilievo. Sono gratificato di essere stato scelto da San Marino, la squadra campione, che ha allestito un organico da paura. Ma là sarei stato uno dei tanti».  «Ho scelto Nettuno - aggiunge - perché Bagialemani, al quale a Grosseto non è stato modo di lavorare, è andato vicino al titolo con i giovani ed un certo tipo di progetto. Devo essere sincero, mi hanno anche convinto le ottomila persone che erano presenti all'All Star Game e le settemila che hanno sostenuto la Danesi nella finale scudetto».

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