Il Tirreno

Grosseto

Armando Punzo e i suoi detenuti attori al Moderno

«Così ho messo insieme Amleto e Alice per liberare le persone dai loro ruoli»

Sara Landi
<b>ARMANDO PUNZO </b>regista e attore domani in scena con lo spettacolo &#147;Hamlice&#148;
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ARMANDO PUNZO regista e attore domani in scena con lo spettacolo “Hamlice”

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 GROSSETO. Un po' Amleto, un po' Alice. E il filo che lega due testi fondamentali della letteratura di tutti i tempi passa attraverso le sbarre di un carcere, quello di Volterra. È questa la forza di "Hamlice. Saggio sulla fine di una civiltà" che approda domani sera alle 21 sul palco del Teatro Moderno. Per il terzo appuntamento della stagione teatrale cittadina Comune e Fondazione Toscana Spettacolo portano a Grosseto lo spettacolo della Compagnia della Fortezza.  Una compagnia formata da detenuti ed ex detenuti del carcere di Volterra e diretta dal drammaturgo di origini partenopee Armando Punzo, che con questo spettacolo sta girando l'Italia conquistando ovunque grande consenso di critica e pubblico.  "Hamlice" è infatti il frutto di un articolato progetto teatrale biennale che ha debuttato nel 2009 nella cittadina toscana dell'alabastro col titolo originario di "Alice nel paese delle meraviglie. Saggio sulla fine di una civiltà", lavoro che è valso a Punzo il Premio Ubu per la regia, uno dei massimi riconoscimenti nel campo teatrale.  Punzo, come nasce l'idea di "Hamlice"?  «Avevo assistito in Norvegia a una rappresentazione dell'Amleto di Shakespeare in cui all'inizio gli attori rappresentavano se stessi nel momento in sui si convincevano a entrare nel ruolo che avrebbero dovuto interpretare. Da lì ho proposto di lavorare rovesciando l'idea e vedere cosa succede a dei personaggi che vogliono uscire dal ruolo che hanno sempre interpretato. Perché a teatro come nella vita abbiamo tutti un ruolo che diventa una sorta di condanna».  Quindi stesso testo di partenza, l'Amleto, ma meccanismo rovesciato.  «Esatto. Immaginiamo che tutti i personaggi dell'Amleto, che è una tragedia assoluta dove non si salva nessuno, a un certo punto si rifiutino di prestarsi ancora a questa rappresentazione e cerchino una soluzione per tirarsi fuori. E la trovino in un'opera profondamente anarchica e d'avanguardia come Alice».  La messa in scena di Hamlice deve molto anche alla musica, oltre agli interpreti...  «Andrea Salvadori, il compositore delle musiche, le esegue gran parte dal vivo con diversi strumenti. E poi sul palco avremo anche il controtenore Maurizio Rippa e il pittore Enrico Pantani che dipinge dal vivo mentre lo spettacolo va in scena".  Il prossimo anno la sua compagnia di detenuti attori compie 24 anni. Come è arrivato a dar vita a una delle più note e longeve esperienze di teatro in carcere?  «Venivo da altre esperienze teatrali e avevo bisogno di creare da zero una compagnia composta da non professionisti, o meglio da persone che non avessero velleità artistiche ma disposte a lavorare come professionisti. In quel momento mi trovavo a Volterra e il carcere mi è sembrato il luogo ideale per un'operazione del genere».  Quindi almeno inizialmente non c'era un intento sociale o sociologico?  «In effetti sì, ma poi ho scoperto che occupandomi del lato artistico di queste persone non solo si trasformava il luogo fisico, il carcere, ma anche le persone stesse. A tal punto che nella compagnia continuano a lavorare gli ex detenuti. L'arte è riuscita davvero ad aprire le sbarre, soprattutto nella testa della gente».  Biglietti. Anche oggi sul web, www.boxofficetoscana.it, o nelle rivendite di Grosseto (Tabaccheria Europa, 0564 451557; Bartolucci Expert 0564 410155), Follonica (Atlanus Viaggi, 0566 55369; Punto BoxOffice Coop, 0566 264341), Massa Marittima (Museo Arte Sacra, 0566 901954), Orbetello (Bar Franci, 0564 865462). Domani al botteghino del Moderno dalle 16 alle 21.

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