Il Tirreno

Grosseto

Il cantautore grossetano presenta il suo disco di esordio

I voli poetici di Bocci riaprono gli Unanimi

<b>CANTAUTORE</b> Emanuele Bocci
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CANTAUTORE Emanuele Bocci

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 GROSSETO. Con il suo disco d'esordio "Un po' gabbiano" Emanuele Bocci (cantautore grossetano di 35 anni) si improvvisa metafora di un volatile che, a dispetto della sua fragile bellezza nei cieli, osserva le città e le discariche con sguardo vigile e fiero. Lo farà anche stasera alle 21,15 al teatro degli Unanimi di Arcidosso.  Tra voli poetici e una dimensione più materiale dell'esistenza, l'artista battezzerà con una raffinata anteprima il cartellone teatrale che debutta ufficialmente il 9 dicembre con lo spettacolo di Simone Cristicchi. Stasera, a ingresso gratuito, i riflettori sono puntati sul suo disco d'esordio che durante l'anno ha fatto incetta di premi nazionali.  Messa da parte per il momento l'esperienza "assoluta" con "Le voci del vicolo", band con cui ha iniziato a suonare nel 2003, l'artista è partito dalla lezione del teatro canzone di Giorgio Gaber per arrivare a un percorso personale che affronta tematiche ecologiste, storie di naufragi e moderna frenesia. "Un po' gabbiano" è una produzione indipendente arrangiata da Riccardo Cavalieri e che «sta andando bene - dice Bocci - Anzi, ancora meglio di quando è uscito. Molto grazie al passaparola e ai social network», che stanno aiutando le produzioni indipendenti sempre più a corto di soldi. È il ritratto di una società psicotica dove «l'uomo moderno, sempre più isolato e virtuale, aspira alla libertà del gabbiano».  Nel cd Josè Fiorilli, tastierista di Ligabue, suona l'hammond in "Sono un automa" mentre la seconda versione di "Non ci sono più parcheggi" vede la collaborazione del livornese Paolino Ruffini.  Bocci intanto, uscito dall'esperienza "assoluta" delle Voci del vicolo, quest'anno si è fatto notare con una sessantina di spettacoli e facendo incetta di premi in tutta Italia. «Molti eventi in cui mi sono esibito come solista oppure con un duo, un trio o un quartetto. Mi hanno accompagnato Cristiano Bocci, mio fratello al contrabbasso; Emanuele Cannatella e Francesco Diodato si sono alternati ai sassofoni; Dario Pagani alla batteria. In molti casi ho improvvisato chiamando musicisti dal resto d'Italia».  E i premi? «Sono arrivato secondo a "Un bosco per Kyoto", al teatro Ariston di Sanremo, con un brano che racconta del naufragio di una petroliera al largo della Galizia. A Padova sono stato tra i finalisti di un festival di musica acustica, "Risonanze unplugged". A Roma ho vinto il Premio Stefano Rosso. A Salerno Botteghe d'autore. Poi Amnesty International, a Rovigo e Faenza. Il premio Stefano Rosso è stata una bella esperienza». Scomparso tre anni fa, in "suo onore" Bocci ha messo su un'esecuzione estemporanea con Andrea Atreio Marcucci al chapmanstick", un basso a 12 corde che solo pochi in Italia sanno eseguire. Strumento col quale, tra l'altro, «abbiamo iniziato a fare reading in giro per l'Italia su Bianciardi. Io leggo testi, Marcucci li musica. Ora - aspettando il prossimo album "intimista" - aspiro a musicare Bianciardi in grande stile». El.G.

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