Il Tirreno

Grosseto

La storia. L’allenatore dell’Argentario aveva evitato ai cugini-rivali dell’Orbetello una sconfitta a tavolino

Berni, malato di calcio e campione di fairplay

Paolo Mastracca
<b>MISTER.</b> Riccardo Berni
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MISTER. Riccardo Berni

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 PORTO S.STEFANO. Il fair play è una bella parola che però talvolta, anzi troppo spesso, nello sport raramente si riesce a mettere in pratica. Un bell'esempio in tale senso è quello che viene dall'allenatore dell'Argentario Riccardo Berni. Un episodio che risale a un paio di mesi fa, rimasto circoscritto, ma che torna di attualità nella settimana che precede il derby tra Orbetello e Argentario.  In questa stagione le due squadre si sono già affrontate nel primo turno della Coppa Toscana. Nelle fasi che precedono l'inizio della partita, Riccardo Berni si accorge che l'Orbetello presenta nella formazione titolare Simone Bernabei che lo scorso anno giocava nel Manciano. Riccardo Berni ricordava che nel primo turno della Coppa Toscana dello scorso anno Bernabei venne ammonito due volte nelle partite disputate e per lui scattò l'automatica squalifica da scontare esclusivamente in questa competizione. Siccome il Manciano non disputò altre partite in Coppa Toscana, Bernabei doveva ancora scontare quel turno di squalifica.  Berni non ha esitato un attimo, si è avvicinato allo spogliatoio dell'Orbetello facendo presente che se fosse stato schierato Bernabei l'Argentario avrebbe inoltrato il ricorso vincendo la partita a tavolino. Un rapido riscontro ha permesso di verificare che la situazione era proprio in questi termini, per cui l'Orbetello ha escluso dalla lista Bernabei ed è quindi sceso in campo vincendo peraltro la partita con un gol di Biondelli.  Il fair play mostrato da Riccardo Berni è stato molto apprezzato nell'entourage dell'Orbetello. Vincenzo Sabatini ha parole di elogio per l'allenatore dell'Argentario: «È una persona che conosce i valori dello sport sia per ciò che riguarda il rispetto degli avversari e per la competenza calcistica».  Riccardo Berni è una persona modesta e sminuisce il suo piccolo grande gesto: «Nulla di eccezionale, quella tipologia di errore può capitare a chiunque perché a distanza di un anno è impossibile ricordarsi della squalifica di un calciatore che militava in un'altra squadra. Lo ricordavo io perché sono solamente malato di calcio, nulla di più».

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