Sicurezza
Il Principe ha sorpreso con un cambio di modulo che ha seguito alcune mancate convocazioni
A Giannini dopo il blitz di Padova resta solo da espugnare lo Zecchini
Paolo Franzò
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COLLOQUIO. Giannini parla con Mancini 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Una delle cose che più fa sorridere, all'indomani della bella vittoria di Padova - la seconda in trasferta, la seconda per Giannini - è proprio l'assoluta folle bellezza del gioco del calcio. Gioco, prima ancora che sport. Amore e passione, ancora prima di tutto il resto. Una settimana intera a discutere sui 5 gol presi col Varese e poi, nello stesso turno, il Grosseto che sbanca Padova, con lo stesso Varese battuto a domicilio dal Cittadella. E allora? Di cosa parliamo tutta la settimana? Ogni settimana? In un certo senso, di un bel niente. Da oltre 100 anni, proviamo a rinchiudere questo folle gioco, tra i confini della realtà. Cerchiamo di disegnarne contorni concreti. Ci affanniamo a definire moduli e sistemi di gioco, quasi con la consapevolezza e talvolta, la saccenza di chi la sa lunga di questa materia. Dimenticando quegli anni in cui, ancora innocenti, inseguivamo un pallone, sull'erba spelacchiata di questo, o quel parco cittadino. Quello era ed è il calcio, ad ogni latitudine, in ogni categoria. Cambiano solo i conti in banca. Cambia solo la capacità di questo o quel direttore di gara che spesso purtroppo, come vediamo ogni settimana, rovinano qualche partita di troppo. Se ci spogliamo per un attimo delle nostre vesti, capiremo che nella vittoria di Padova non c'è proprio niente di strano. Fa parte del gioco. Di quell'incomprensibile eterno rotolare sull'erba dell'attrezzo comune; una palla. Poi, puoi mettere una squadra in campo col modulo che preferisci, ma se dentro quelle 11 maglie dello stesso colore, non brucia lo stesso ardente desiderio, la stessa maledetta voglia di vincere a ogni costo, uno per tutti e tutti per uno, mai e poi mai vedrai una partita come quella vinta dal Grosseto nello stadio più dolce di sempre (quello appunto di Padova). Dopo, possiamo anche discutere dei meriti. Indubbi, quelli di mister Giuseppe Giannini che se pure non è Harry Potter, ma un umile "Principe" privo di bacchetta magica, come lui stesso si era definito, qui da noi da appena una ventina di giorni, partita dopo partita è sempre più all'interno della sua nuova realtà. Nella giornata dalla probabile formazione più "scontata" di sempre, sorprende tutti con cambio di modulo iniziale e scelte importanti. Iniziate già a monte, con la mancata convocazione di alcuni giocatori, lasciati a casa solo per scelta tecnica. Poi, riconsegna Antei alla fascia destra e, soprattutto, non boccia Iorio, dopo la figuraccia col Varese. Sceglie una squadra con due soli mediani (peraltro i migliori a disposizione), lascia a Consonni "soltanto" l'ultima mezzora e si affida ancora alla piacevole sorpresa Mancini, consegnandolo a una gara di grande sacrificio. In questo contesto, Alfageme è uno dei migliori. Il "Boksic" di Maremma (così dipinto dallo stesso Giannini) rimedia il rigore della vittoria e poi si destina a sua volta a una partita di enorme spessore, più in copertura che in attacco. Lo stesso Sforzini c'è sempre, anche quando c'è da difendere. Antei, malgrado abbia conquistato l'Under 21 da centrale e senza giocare un minuto col Grifone, disputa sulla destra una partita sontuosa. Iorio non perde l'occasione per dimostrare che quella col Varese era stata solo una giornataccia e fa capire a tutti che è tornato quello di un anno fa. Adesso, a Giannini rimane "soltanto" da espugnare il Carlo Zecchini, nel segno di una continuità che possa riaccendere un sogno comune.
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