Il Tirreno

Grosseto

Venti minuti di faccia a faccia con i tifosi

<b>A COLLOQUIO.</b> Sforzini e Olivi ascoltano le critiche dei tifosi
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A COLLOQUIO. Sforzini e Olivi ascoltano le critiche dei tifosi

Tutta la squadra fuori dal cancello per ascoltare le proteste «Ci abbiamo messo tutto l'impegno, ma purtroppo non è bastato»

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 GROSSETO. Venti minuti di faccia a faccia. Da una parte una quarantina di tifosi. Dall'altra tutta la squadra, Consonni, Sforzini e Caridi in testa, infortunati e non convocati compresi, insieme ai dirigenti. Un confronto pacato, anche se talvolta le parole dei giocatori vengono coperte dai sostenitori più agitati, più arrabbiati, più intolleranti. «Ci siamo sentiti presi in giro». «Noi l'impegno ce l'abbiamo messo tutto, ma non è bastato».  Un colloquio concordato con le forze dell'ordine, dopo che dalla curva nord (la stessa che aveva esposto lo striscione di solidarietà con gli alluvionati di Genova), già prima della fine del primo tempo, si era levato un "Camilli non li pagare", chiaramente riferito ai giocatori che in campo stavano già perdendo 5-0. A fine partita, uno strano mix di fischi e applausi aveva accompagnato l'uscita dal campo dei biancorossi, che comunque erano andati fin sotto la curva. Un drappello di tifosi si è poi affollato davanti al cancello 21, quello che collega la tribuna con il campo Zauli: il funzionario responsabile dell'ordine pubblico ha vietato l'uscita da questo varco, per motivi di sicurezza. «Andate a lavorare!» una delle tante grida che sono risuonate. Un "cuscinetto" di forze dell'ordine si è schierato davanti al cancello, anche per evitare che qualcuno si avvicinasse - sempre attraverso lo Zauli - all'uscita degli spogliatoi. A una decina di tifosi tale operazione è riuscita ma sono stati riportati poco dopo verso il cancello 21. È da qui, alle 17,30, che la comitiva biancorossa è uscita per incontrare chi voleva spiegazioni. Nessuno dei giocatori, del resto si era presentato in sala stampa.  La squadra ha ascoltato in silenzio, nei primi minuti, tutte le proteste, tutte le rimostranze, tutte le delusioni, espresse in modo pacato. «Ci siamo sentiti presi in giro», ha detto qualcuno dei tifosi senza alzare il tono della voce. «Ma come? A Nocera avete fatto quella prestazione bellissima: e oggi?». «Siete stati mosci: perché?». Parole che si sono rincorse mentre da lontano qualcuno urlava accuse più pesanti o chiedeva conto della "manita" rimediata: «Meno aperitivi!». «E vi va bene che siamo gente perbene...».  «Noi l'impegno ce l'abbiamo messo - ha preso la parola Luigi Consonni, veterano anche di confronti di questo genere - Abbiamo corso. Purtroppo abbiamo corso male. Se a Nocera ci abbiamo messo il cento per cento, dovevamo metterci il centodieci per cento». «Non eravamo il Real Madrid a Nocera, non siamo da buttare ora». Il Grifone ammette le carenze. «Ma noi siamo entrati per fare la nostra partita», ribattono alle critiche. E poi ci sono anche gli avversari: «Sennò la Sampdoria nemmeno doveva iscriversi», fa osservare Nando Sforzini mentre la sua voce dai toni bassi viene coperta da un urlaccio.  «Noi ci metteremo tutto l'impegno possibile già dal prossimo allenamento», assicura Consonni. «Sapete cosa c'è di bello? - conclude uno dei tifosi - Che ci avete messo la faccia. Era facile starsene lì, rinchiusi. Invece siete venuti qua. E questo noi lo apprezziamo molto. Grazie».  Pace fatta, promesse registrate. Mancano dieci minuti alle 18. È buio da un pezzo. Da oggi, però, deve tornare la luce. P.S.

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di Redazione web