Gioco
Il ritorno del navigatore solitario
Michele Nannini
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LO SBARCO. Simone Gesi in Brasile Comune pronto ad accogliere Simone Gesi con una cerimonia pubblica
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FOLLONICA. E' previsto fra una decina di giorni il rientro di Simone Gesi in Italia, dopo aver completato la Transat 2011, secondo italiano in classifica generale e uno dei pochi superstiti della massa di ritiri che ha contraddistinto questa edizione. Simone si sta riposando e ricaricando le batterie a Bahia, prima di preparare "Dagadà" per il ritorno via container in Francia. «Siamo orgogliosi di questo nostro concittadino - conferma l'assessore allo Sport del Comune di Follonica, Davide Novelli - la sua città lo aspetta a gloria, e appena tornerà organizzeremo un saluto istituzionale e un riconoscimento pubblico». Grande orgoglio anche per il Gruppo vela Lni del quale Simone fa parte ed è allenatore, gruppo che lo ha sempre sostenuto, insieme al "Comitato 4236 miglia" Simone invece torna sulle enormi difficoltà incontrate nel mese abbondante di regata: «Durante il maltempo degli ultimi giorni ho pregato, in modo laico perché altrimenti non lo so fare, che l'albero restasse su e di arrivare a Bahia. Anche stavolta la natura mi ha ascoltato e lasciato passare, è andata bene e oggi finalmente mi godo un po' di sole e faccio asciugare le mie ossa. Penso anche a i navigatori che sono stati in mare più di me e a chi ha disalberato nell'ultima notte. Il direttore di corsa Dendis Huges mi ha confessato che è stata la Transat più difficile degli ultimi 10 anni: certo, è stata dura, ma così è la Transat. Se avessi voluto fare una vacanza, sarei andato con mia moglie alle terme». Ettore Chirici, presidente del Comitato 4236 miglia, commenta invece le difficoltà incontrate non solo da Gesi ma da tutti gli italiani: «Puntavamo certamente ad un altro risultato, sebbene il primo e più importante fosse concludere. Abbiamo affrontato entrambe le Transat con un budget tra i più inferiori in assoluto e con un enorme contributo volontario. Sul bilancio generale: purtroppo in Italia manca una scuola per affrontare questa competizione, speriamo che le imprese di Gesi, Beyer e dello sfortunato Sabbatini inducano la Fiv a promuovere iniziative in questo senso».
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