Il Tirreno

Grosseto

La stella Mlb è nata in Maremma

Maurizio Caldarelli
<b>CAMPIONE. </b>A sinistra Alex Liddi con la casacca di Seattle, sopra Gianni Natale
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CAMPIONE. A sinistra Alex Liddi con la casacca di Seattle, sopra Gianni Natale

Il volo di Alex Liddi dal Rosemar ai fuoricampo con i Seattle Mariners

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 GROSSETO. Se Alex Liddi, il ventitrenne terza base di Sanremo, è diventato il primo giocatore nato in Italia a debuttare in Major League il merito è anche della Maremma (dove ha disputato l'ultimo campionato, con il Rosemar, prima di firmare pro) e dei suoi addetti ai lavori che forse per primi si sono accorti che il ragazzo poteva diventare un campione. A cominciare dal "Profe" Gianni Natale, che ci racconta la storia del liddi grossetano.  E' una storia fatta di giornate passate in palestra ed al campo e di tanto sacrificio. Ripagato in questi giorni con due fuoricampo con i Seattle che lo hanno proiettato in orbita e gli hanno garantito un servizio, storico per un rookie, di 4 minuti e mezzo.  «Il nome di Alex Liddi - racconta Gianni Natale, preparatore atletico della nazionale italiana - venne fuori per la prima volta durante uno staff meeting dei primi anni 2000 dalla bocca di Marco Mazzieri, allora manager del Bbc e della "mini nazionale" che avrebbe preso parte alla "Babe Ruth Cup". Mazzieri lo aveva notato in uno dei suoi viaggi alla ricerca di Under 12 talentuosi. E vi garantisco che da allora ci ha sempre fatto una testa cosi».  «Mazzieri - aggiunge Gianni Natale - lo ha seguito, cresciuto, allenato fino al momento della sua venuta in Maremma alla corte del Rosemar (da lui fortemente voluta per garantirgli lo spazio che poi Fabrizio Butteroni gli ha intelligentemente trovato)».  «Alex aveva 16 anni - prosegue Natale - e iniziai a seguirlo dal punto di vista atletico. Nel 2006 Liddi era nel gruppo della Juniores ai Mondiali di Cuba con Marco Mazzieri manager, io preparatore e Damiano Galli coach. A settembre, Alex decise di trasferirsi a Grosseto per proseguire il lavoro invernale con me e continuare il lavoro in battuta con Marco».  «Liddi - aggiunge - aveva appena 18 anni. Prese in affitto una camera di un appartamento in una traversa della via Senese, ricordo ancora la vecchietta padrona di casa, contenta per la compagnia. E con il solo mezzo di cui disponeva, una vecchia bicicletta, tutte le mattine veniva in palestra e lavorava come un matto. Poi pranzo da noi, lavoro con Marco. Cena presto e a letto. Quanti suoi coetanei hanno mai fatto la stessa cosa, per centrare un obiettivo tanto deciso quanto apparentemente folle?».  «Fortunatamente dopo le vacanze di Natale, l'Accademia di Tirrenia decise di "allargare agli esterni di interesse" la possibilità di lavorare in quel paradiso di sport. Così a gennaio il trasferimento con la certezza che avrebbe continuato a seguire fino alla sua partenza per gli States il lavoro sia con me che con marco, entrambi impegnati nello staff dell'accademia stessa».  Gianni Natale ricorda anche qualche momento difficile, come il mancato utilizzo con la Spagna all'Europeo di Barcellona, con Faraone, prima di tornare nella prima nazionale assoluta di Mazzieri, nel Mondiale 2007 a Taiwan.  «Il resto - sottolinea Natale - compresa la splendida esperienza del World Baseball Classic 2009, è storia recente, ma sempre caratterizzata dagli inverni passati con lui in Accademia».  Alex Liddi è rimasto con i piedi per terra nonostante il grande salto in Major ed è rimasto molto legato alla Maremma. Quotidianamente parla con Marco Mazzieri, gli chiede di lasciargli un posto per la nazionale che dal 2 ottobre disputerà il Mondiale a Panama e di convincere i Seattle ad inserirlo nella lista ristretta che gli consentirebbe di superare i problemi burocratici con la Major League, che tutela i suoi talenti. C'è tempo fino al 30 settembre per sperare.

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