Il Tirreno

Grosseto

I primi 60 anni da sacerdote di don Enzo Baccioli

Antonello Carrucoli
<b>DON ENZO </b>in una vecchia foto
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DON ENZO in una vecchia foto

La comunità festeggia il parroco emerito, ospite d'onore monsignor Comastri

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 SORANO. Oggi Sorano festeggia i 60 anni di sacerdozio di don Enzo Baccioli e alle 18 nella chiesa di S. Nicola sarà celebrata la messa con la presenza del cardinale Angelo Comastri, il vescovo diocesano Guglielmo Borghetti e il vescovo di Civita Castellana, Divo Zadi, compagno di studi di don Enzo.  Sabato prossimo alle 21 poi, al teatro della Fortezza, concerto pianistico del maestro Alvise Pascucci; e domenica alle 21, nella chiesa di S. Nicola, concerto del coro "Quiricanti", diretto dal maestro Matteo Guerrini. Insomma, festa grande per un sacerdote che raggiunge un traguardo straordinario.  Don Enzo, qual è il suo stato d'animo alla vigilia di questo lieto evento?  «Sono abbastanza sereno e tranquillo; rimangono sempre delle perplessità su quello che uno ha fatto e quello che si poteva fare nel pieno rispetto della volontà di Dio».  Com'è nata la sua vocazione?  «La mia vocazione è nata per la testimonianza burbera di un prete maremmano, molto attaccato al dovere e fascinoso nel trasmettere la Parola. Mi dissi: se il prete l'ha fatto lui, posso farlo anch'io. E andai in seminario».  Qual è il passo della Bibbia che più l'affascina?  «Quello che mi ha sostenuto e mi sostiene, mi incita, è la regola completa per l'umanità: "ama il prossimo tuo come te stesso". È fondamentale; la puoi raccontare e dimostrare se la vivi, altrimenti diventa una novella: bella, ma sempre una novella».  Cos'è e cosa significa il sacerdozio nel Terzo millennio?  «Occorre saper usare un metodo che apra al dialogo e all'ascolto, ma non ai compromessi; su questo occorre "costruire" il nuovo sacerdote: pulito dentro e fuori, di cultura e con la certezza sperata e vissuta di stare fra la gente, mantenendo la propria identità e dignità di sacerdote. Cristo ha detto: "Va' e annuncia la mia Parola", non quella del prete».  Nella sua lunga esperienza di sacerdote, ha mai dovuto affrontare "la notte oscura" di cui parla San Giovanni della Croce?  «Io credo che sia un passaggio necessario, quasi inevitabile, maturativo, e come tutti i passaggi da una sponda ti porta ad un'altra, che si spera migliore».

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