Il dolore
«A Marassi? Un sogno Ma guai a perdersi Bertani e Piovaccari»
Maurizio Caldarelli
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DOPO UN GOL Samuele Olivi abbraccia Nando Sforzini 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Quella di sabato prossimo con la Sampdoria sarà una gara da mettere nell'album dei ricordi, ma non solo per i tifosi, per il presidente Camilli, ma anche per i giocatori. «Sarà come vivere in un sogno giocare nello stadio di Marassi», conferma Samuele Olivi, trentunenne difensore centrale romagnolo arrivato dal Pescara. «Sono partite - aggiunge - in cui le motivazioni, gli stimoli vengono fuori. La Sampdoria, inutile nasconderlo, ha un gruppo da serie A ed è più forte dell'Atalanta, perché ha scelto i migliori giocatori della categoria». Olivi, cresciuto nella squadra della sua città, Cesena, è pronto però a scommettere sul Grosseto: «Abbiamo già fermato tante squadre e non partiamo affatto sconfitti, né abbiamo paura». Cosa servirà per conquistare un risultato positivo? «Molta compattezza di squadra, intelligenza tattica. Loro attaccheranno in 6-7 e non dovremo essere bravi a colpirli in contropiede. Abbiamo giocatori come Alfageme che hanno un passo in più rispetto agli altri». Come si fermano invece attaccanti come Bertani, Pozzi o Piovaccari? «Io qualche pistola me la porto.... Sono dei grandi giocatori e non dovremo mai perderli di vista». Samuele Olivi è uno dei giocatori arrivati negli ultimi giorni di mercato ed è stato subito gettato nella mischia. «Da buon vecchio romagnolo - sorride - mi sono ambientato immediatamente nel nuovo gruppo. Siamo una gran bella squadra. Mi dispiace per i ragazzi infortunati e spero che possano ridarci presto una mano». Cosa le piace di questo Grosseto? «Il carattere, non molla mai e questa è una dote che non trovavo da anni. La difesa? E' grandissima, anche perché è tutta la squadra a difendere, a cominciare da Sforzini. C'è molto spirito di sacrificio ed un gruppo compatto, difficile da mettere al tappeto». Le ricorda una delle squadre in cui ha militato? «Sarà per il fatto che ho ritrovato Angelo Iorio, sarà per la città, ma mi tornano in mente le stagioni al Piacenza». Come mai è finita la sua esperienza al Pescara? «Non sono stato ritenuto adatto al modulo di Zeman. Ed è la seconda volta che mi accade con lo stesso allenatore. Era successo dieci anni fa alla Salernitana. Mi è dispiaciuto che la società non si sia opposta alla mia cessione, ma so anche che Zeman vuole carta bianca nel costruire le squadre. E pensare che ero sceso anche in C1 perché credevo in un bel progetto. Peccato». Aveva altre opzioni? «Sì, anche in serie C, ma mi ha convinto la corte spietata che mi ha fatto il presidente Camilli. Sono contento di aver fatto questa scelta e cercherò di dare il massimo per vincere il più possibile».
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