Attenzione
LINTERVISTA
Alessandro Bergonzoni tra caos e urgenze da risolvere
Michele Nannini
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URGE. È il titolo dello spettacolo di Alessandro Bergonzoni 3 MINUTI DI LETTURA
FOLLONICA. Il voto di "vastità" di Alessandro Bergonzoni nell'ultimo lavoro dello scrittore bolognese che sbarca a Follonica stasera alle Ferriere con "Urge". Ma cosa è che urge in particolar modo a Bergonzoni, la necessità di non dimenticarsi qualcosa di ciò che ci circonda e che rischia di farci accontentare del superficiale? «Il tema è proprio questo, abbiamo manie di grandezza ma abbiamo anche paura della grandezza, abbiamo voglia di superbia ma non andiamo mai oltre: per questo urge la necessità di provarci, di un allargamento, che non è solo ipotizzabile attraverso la politica o la protesta ma dobbiamo cominciare a fare un lavoro interno, anche tramite il pensiero o l'arte». Cosa è cambiato nella nostra realtà dagli anni '80 quando il grande pubblico ha iniziato a conoscerti? «Sicuramente c'è più sedazione, ci hanno portato a ridurre la nostra attenzione sul mondo che ci circonda. C'è un'apparente calma di fondo che al massimo porta ad una ribellione che però è solo superficiale ma non va a vedere i grandi cambiamenti che le persone potrebbero fare. Le televisioni ed i giornali fanno il loro lavoro e il risultato è una tranquillità esasperata, un'accettazione generale dello status quo, è questa per me la grande differenza da allora. I picchi di protesta concreta e reale ci sono, certo, la gente sta risorgendo ma ci abbiamo messo tantissimo tempo, e ancora non sappiamo quanto durerà e quanto divideremo ancora l'arte dalla politica, la poesia dalla medicina, la religione dall'antropologia». La battaglia contro la metastasi culturale continua? «Io sono solo all'inizio, l'attore può essere un detonatore che può far squillare delle sveglie; sta poi a te decidere se spengerla e riprendere a dormire o se svegliarsi. Il mio lavoro continua ovunque, nei teatri, negli asili, nelle carceri, nei musei, nelle scuole, posti anche non adatti o nei quali magari non sei richiesto. Il mondo della politica purtroppo è di fatto scollegato dal resto; mancano la poetica, l'antropologia, l'anima, la fantasia, manca l'immaginazione. L'importante non è raccontare la mia verità, ma spiegare che non ci si può accontentare. Devono nascere nuove generazioni di politici, medici, professionisti; non dobbiamo solo deridere chi c'è adesso ma dobbiamo lavorare perché i nostri nipoti siano migliori, altrimenti ci limitiamo alle parodie, alle imitazioni. Dobbiamo stare attenti ai mezzi di distrazione di massa. E' difficile per il cittadino non protestare, ma bisogna farlo partendo da dentro noi stessi perché ognuno di noi è già un governo ed un parlamento». Meglio il caos o l'ordine? «Non si possono dividere; quando lavoro lo faccio nel caos che è anch'esso una forma di creazione e di moto, l'ordine ed il caos sono l'uno dentro l'altro. Dobbiamo essere più grandi e potenti, meno umani e più sovrumani. Dobbiamo smettere di pensare che siamo solo una piccola cosa, iniziare a capire cosa è per noi la colpa, il danno, la morte, la paura; e l'arte lavora anche su questo e chiede questo, e personalmente mi trovo a meraviglia in questo stato di azione e di pensiero».
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