Il Tirreno

Grosseto

Non più solo stranieri, arrivano gli italiani. Attirati da una proposta di qualità

La cultura che fa boom

Emilio Guariglia
<b>GREMITA </b>La sala musica di Collemassari in occasione di un concerto
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GREMITA La sala musica di Collemassari in occasione di un concerto

Amiata Piano Festival: eccezionale crescita di pubblico

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 CINIGIANO. Il futuro, a Grosseto e provincia, ha bisogno anche di turismo. Turismo "buono", di qualità più che di quantità in un territorio la cui forza è e deve restare la straordinaria salvaguardia ambientale e naturale operata nei secoli dai suoi abitanti. Una chiave decisiva, in questo senso, è il turismo culturale. Ma può davvero la cultura essere motore di sviluppo per il business dell'accoglienza?  Mentre nelle alte sfere si discute di "incoming" e "marketing", da un minuscolo borgo ai piedi dell'Amiata - dove ancora si declinano i più semplici concetti di "ospitalità" e "bellezza" - arriva una risposta precisa: sì, la cultura può fare turismo.  Stiamo parlando di Poggi del Sasso, frazione di Cinigiano, e dell'Amiata Piano Festival, rassegna internazionale di musica classica che ha appena chiuso le prime due tranche della sua settima edizione: la settimana dedicata ai recital e la settimana tedesca. Fin qui dodici concerti, tutti nella la Sala della musica di Collemassari, in una cornice incantevole di dolci colline, vigne e splendidi borghi ben curati. Un territorio di rara bellezza, quello del Montecucco Doc, ma ancora poco conosciuto, marginale alle grandi rotte dello spettacolificio estivo.  Eppure Amiata Piano Festival ha fatto registrare quest'anno un notevole aumento di pubblico. Con un dato interessante: sono cresciuti del 35% gli spettatori italiani. Un dato su cui riflettere: in un momento tra i più drammatici per la cultura nel nostro Paese, il pubblico italiano sembra quasi selezionarsi e selezionare cercando sempre più manifestazioni di alto livello. E se altrove si piange crisi, la richiesta verso iniziative come l'Amiata Piano Festival cresce.  Per i tanti turisti svizzeri, olandesi e soprattutto tedeschi che da sempre abitano le strutture ricettive della zona, quello di Poggi del Sasso è ormai un appuntamento fisso e che fidelizza al territorio: mai, in questi anni, si sono fatti sfuggire l'occasione di degustare gli ottimi vini proposti ogni sera dalla cantina Collemassari insieme ai grandi nomi della musica classica internazionale. Ma l'arrivo degli italiani, e l'aumento generale di presenze, mostra che se anche questo fosse un festival di "nicchia", la nicchia sta diventando grande.  Certo, molti meriti vanno al pianista italiano di fama mondiale Maurizio Baglini: come direttore artistico ha saputo coinvolgere grandi nomi della scena internazionale, ma anche realizzare un calendario ricco e vario. Per citare solo alcuni esempi, dalla serata con Michele dall'Ongaro con la sua magistrale lezione sulla musica contemporanea, a quella ludica con il duo Dosto e Yewski, che ha divertito e coinvolto a suon di esilaranti gag musicali i molti bambini in sala; senza dimenticare il concerto a quattro mani di Roberto Prosseda e Alessandra Ammara che ha fatto registrare il tutto esaurito.  Ma una cornice simile è calamita anche per gli stessi protagonisti, artisti di fama mondiale felici di "esserci". Basti leggere le interviste rilasciate da star come il tedesco Wolfram Schmitt-Leonardy o il francese François Frédéric Guy: «L'Italia - dice proprio Guy - nonostante i suoi problemi è sempre il bel Paese ed è il "Paese della musica". Essere invitati ad esibirsi rappresenta sempre una meta importante, poi la spettacolare cornice che ospita il Festival non ha eguali».  Infine un particolare: Amiata Piano Festival vive grazie al sostegno unico della fondazione Montecucco, nobile sforzo da parte di un ente privato convinto che la cultura sia la forza migliore per promuovere e tutelare il proprio territorio. Anche in questo il "caso Poggi del Sasso" potrebbe essere un modello: se la mano pubblica taglia, non ci si può affidare che a quella dei privati illuminati. La cultura di qualità fa bene a tutti: a chi investe, a chi ne fruisce, alla collettività. Si tenga d'occhio l'esempio Collemassari.

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