Sicurezza
Ma tutta la provincia è un autentico paradiso per i rapaci
Anche nella valle dell'Albegna si moltiplicano gli insediamenti di specie rare
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ALBERESE. Non capita solo al parco della Maremma. I rapaci stanno aumentando in numero e specie anche e soprattutto nell'Alta Valle dell'Albegna grazie a una "buona politica" e a un'attenta gestione faunistico ambientale da parte di associazioni, singoli ed ente pubblico. Recente la notizia - spiega Riccardo Nardi, direttore della riserva naturale Rocconi di Roccalbegna - «della nidificazione del nibbio reale vicino a Roccalbegna a cui bisogna aggiungerne altre come l'astore e il nibbio bruno nella riserva naturale Rocconi, il falco pescatore al parco della Maremma e le conferme di notevoli presenze di "albanella minore" e bianconi (aquile che mangiano solo serpenti) al monte Labro. Abbiamo uno dei cieli più ricchi d'europa e sempre più persone vengono dall'estero con il binocolo al collo per osservare la nostra fauna. Molti vanno al Cassero Senese di Roccalbegna da dove è possibile osservare le impetuose picchiate dei falchi pellegrini sui pochi piccioni residui sui tetti del paese». Merito - dice Nardi - degli enti pubblici: Comunità montana, Provincia di Grosseto, parco della Maremma, associazioni ambientaliste come il Wwf, agricoltori che hanno accettato di rinunciare al taglio di un albero secco o allo sfalcio di un incolto in cambio di un indennizzo simbolico. «Anche le associazioni venatorie - prosegue lui - hanno svolto un ruolo sostanzialmente positivo, svolgendo in alcuni casi un'opera di informazione sull'importanza dei rapaci come elemento "estetico" e soprattutto ecologico, cibandosi di topi e corvidi. In questo quadro positivo restano alcune specie problematiche quali i Rarissimo Falco Lanario e il Capovaccaio. Il primo in diminuzione con solo 4 nidi in Provincia, il secondo estinto dal 1984. Per queste ma anche per tutte le altre specie occorre una particolare attenzione nella pianificazione territoriale, per esempio nei piani di recupero delle cave, nei tagli boschivi in aree sensibili, nella programmazione dell'attività venatoria e in particolare delle "Aree contigue"».
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