Il Tirreno

Grosseto

Mazze incrociate, va in campo lo sciopero

Maurizio Caldarelli
<b>STAFF</b>. Da sinistra Giannoni, Vecchi, Pedroso
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STAFF. Da sinistra Giannoni, Vecchi, Pedroso

Giocatori di nuovo senza stipendio, rischia di saltare la sfida con il Nettuno

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 GROSSETO. Il Montepaschi Bbc Grosseto rischia di perdere il derby con il Nettuno, crocevia della stagione biancorossa, senza nemmeno scendere in campo.  Lunedì sera, al termine di una riunione con i vertici della società, convocata per avere chiarimenti sul mancato pagamento degli stipendi e dei rimborsi spese, i giocatori hanno deciso di incrociare le mazze, minacciando di non scendere in campo in campo contro la formazione dell'ex Ruggero Bagialemani e di boicottare la partita amichevole contro la nazionale italiana, in programma martedì 28 giugno.  Una decisione clamorosa, che arriva dopo dieci giorni difficili (il giorno di paga è il 10) per la formazione grossetana. Il gruppo di giocatori italiani, ma soprattutto stranieri, non Asi e comunitari (quelli cioè che praticano questo sport per professione) aveva già messo in piedi uno sciopero mercoledì scorso, anche se dopo 45' di sit-in sul manto verde dello Jannella, si era deciso di iniziare l'allenamento.  «Siamo demoralizzati - dice sconsolato capitan Luca Bischeri - così non si può andare più avanti. Noi italiani alla fine facciamo "groppino" e giochiamo, per amore di questo sport, ma comprendiamo la situazione dei venezuelani che non hanno i soldi per mangiare».  Il presidente Roberto Ferri ed il patron Roberto Baricci, nello scorso inverno, avevano lanciato un allarme, facendo presenti le difficoltà della società e fino a che non è stato raggiunto il budget per disputare il torneo di Ibl, il giemme Beppe Retali non ha avuto semaforo verde per iniziare a costruire la squadra. L'organico che è venuto fuori (anche se a causa di infortuni il manager Vecchi non è mai riuscito a mettere in campo la formazione titolare) è sicuramente competitivo, ma è un miracolo che a quindici gare dalla fine della prima parte della stagione sia ancora in corsa per i playoff, alla luce delle vicissitudini con cui hanno dovuto fare i conti i tecnici in questi primi due mesi e mezzo.  Il problema degli stipendi si era già verificato alla vigilia della gara interna con il Bologna (terminata con un cappotto arrivato dopo prestazioni incolori) ed anche a San Marino, dove l'Mps ha rimediato tre schiaffoni, si è parlato solo di soldi e di cose che non funzionano, facendo passare in secondo piano le questioni di gioco.  Ci sono poi degli episodi che durante la stagione hanno minato la tranquillità del gruppo. A Nettuno, dopo la prima partita disputata il giovedì, parte della squadra è rientrata a Grosseto, per poi ripartire all'indomani per garadue. Gli italiani si sono rifiutati di fare i pendolari e si sono pagati la notte supplementare in albergo, offrendola anche ai colleghi d'oltreoceano. Sabato sera a San Marino, è stato il manager Vecchi a dover provvedere al pagamento della cena (con i soldi della società, sia chiaro), perché il dirigente accompagnatore ha fatto ritorno a Grosseto con l'auto. Ma non è finita: uno dei coach ha dovuto pagare il biglietto del treno del giovane Morellini.  Ma l'accusa più grossa che lanciano i giocatori è della mancanza di organizzazione, di presenza fisica della società. "Stiamo settimane intere senza vedere nessun dirigente durante gli allenamenti, siamo senza un dottore, un preparatore atletico e solo ultimamente è arrivato un massaggiatore. Da febbraio ci siamo allenati con mazze e le palline vecchie". Queste sono le lamentele più ricorrenti dei ragazzi.  Il malcontento del gruppo si ripercuote ovviamente sul rendimento. Ammesso che tra oggi e domani vengano trovate le risorse per pagare i compensi e la squadra si presenti al via nell'anticipo con il Nettuno (ripreso in diretta dalle telecamere di Rai Sport Due) i giocatori saranno al top dal punto di vista psicofisico dopo aver saltato i primi allenamenti della settimana? Il punto è poi un altro: il 10 luglio ci si ritroverà nella stessa condizione. E' insomma il momento della verità, sia per la squadra, che non può più sbagliare se vuole tornare a regalare alla città, che per la società (non dimentichiamo che sono ben 22 i consiglieri), chiamata a fare fronte comune, mostrare professionalità, ed aiutare i ragazzi ed i tecnici a centrare l'obiettivo della rinascita del baseball in Maremma.

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