Il dolore
L'Aquila devastata di Mario Iacomini
Film e incontri con l'artista abruzzese in mostra al Cedav
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GROSSETO. Prosegue il viaggio in metamorfosi di Mario Iacomini a Grosseto. Il profeta della "cucina liberata", artista e liberatore del pensiero, dopo l'affollatissimo dibattito di sabato scorso propone altri suggestivi incontri nell'ambito della mostra "Marchingegno 9-Cento, Pensiero Biodiverso". La mostra è allestita nella Sala espositiva Cedav di via Mazzini 97, ed è in perenne trasformazione, arricchita dalla presenza performativa del suo autore. Oggi due appuntamenti. Alle 19 si proietta il film di Iacomini "Nuvole di luce e la nascita dei nuovi sistemi", che riproduce le immagini catturate da una videocamera "gironVolante" sulle strutture terremotate de l'Aquila. Alle 20,30, all'incontro del corso serale per la comprensione dell'arte contemporanea (dedicato al tema "L'artista contemporaneo: genio, provocatore o ciarlatano?"), lo stesso Iacomini dialogherà con Claudia Gennari, coordinatrice del corso, e con il direttore del Cedav, Mauro Papa. Potranno partecipare anche i non iscritti al corso. Domani alle 19, poi, proiezione di "Contemporaneo passato", reportage di immagini fotografiche di Iacomini sull'"Evento stesso nel suo (Auto)prodursi" a Grosseto, realizzato proprio in occasione della mostra: molti avranno notato infatti, in questi giorni, il barbuto artista di Tagliacozzo aggirarsi per la città armato di videocamera e Polaroid per catturare frammenti di questo suo passaggio grossetano. Il film "Nuvole di luce" racconta in 50 minuti, in modo atipico e drammatico, il vagare solitario dell'autore e della sua videocamera "gironVolante" tra le macerie del capoluogo abruzzese distrutto dal sisma: «La vera forza delle immagini di Mario - scrive a proposito di questo lavoro Luigi Stornelli - è nel low-fi della ripresa, nel vigore del "non visibile", del"non-più-facilmente-riconoscibile", nella scelta di mostrare poco della situazione disastrosa degli edifici, niente dei volti della popolazione e dei soccorritori, se non per incidente, ma molto invece delle macerie e del nero cinematografico, lasciando al crepitio dei passi l'immagine mentale della distesa di macerie che faceva da polveroso tappeto lungo le strade del capoluogo abruzzese subito dopo la scossa». «L'orizzonte che avevo davanti - racconta invece Mario Iacomini - impastato di macerie e rumori non poteva essere rappresentato se non attraverso un ripensamento della forma linguaggio da adottare per poterlo in qualche modo raccontare. Un linguaggio altrettanto terremotato (?) e che non solo doveva "corrispondere al sisma" sotto il profilo della forma appunto, ma che dello stesso, recuperando il suo totale disinteresse per l'umanità, doveva escludere l'uomo dall'interno della sua funzione: la rappresentazione di un evento quindi che ha colpito innanzitutto la città come modello di organizzazione sociale». Uno sguardo del tutto originale, uno sguardo assolutamente da condividere. Per informazioni: Centro documentazione arti visive, 0564 488547.
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