Il Tirreno

Grosseto

Processo all'arte contemporanea

<b>UN&#146;OPERA </b>di Stelarc Arte o bufala?
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UN’OPERA di Stelarc Arte o bufala?

Capolavori o bufale? Decide un inedito tribunale

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 GROSSETO. «Questo lo sapevo fare anch'io». Quante volte abbiamo sentito questa espressione uscire con sarcasmo dalla bocca di qualche scettico osservatore di opere d'arte contemporanea? E poi di getto: «Ma è arte questa?». A deciderlo oggi sarà un "tribunale" speciale.  L'imputata è, appunto, l'arte contemporanea, mai digerita fino in fondo da alcuni, e già protagonista di un corso del Cedav, Centro documentazione arti visive della Fondazione Grosseto Cultura, che per tutto l'inverno ha cercato di dare risposta alle domande sopra accennate. E a giudicare dalla valanga di iscritti, di risposte c'è gran sete, tanto che si è organizzato anche un corso serale.  Docenti e discenti si sono così confrontati per cercare di capire perché un taglio nella tela, o la "cacca" dell'artista in scatola sono oggi considerate opere d'arte. E non in modo pretestuoso e soggettivo, ma con l'autorevole riconoscimento dei libri di storia dell'arte e del supremo arbitro del valore economico di tutti i prodotti dell'ingegno umano: il mercato.  Inevitabilmente, però, durante le lezioni le posizioni dei docenti hanno prevalso e la perplessità di molti uditori non è stata risolta o mitigata ma solo costretta in poche obiezioni e tempi ristretti.  Per ovviare alle questioni irrisolte, fare un consuntivo e dare finalmente voce al popolo sovrano, l'ultima lezione del corso, in programma per oggi alle 17,30 nella sala conferenze del Museo di Storia Naturale a Grosseto, sarà organizzata come un vero e proprio processo all'arte contemporanea. Il giudice non sarà un illustre giurista, ma il pubblico stesso. Così ci sarà un avvocato dell'accusa, rappresentato dal direttore del Cedav, Mauro Papa, che suo malgrado svolgerà una violenta requisitoria contro il sistema dell'arte contemporanea e, a sostegno della tesi che la "vera arte" e il buon gusto sono stati uccisi, proietterà prove "evidenti del delitto": le immagini di un artista che si morde e si taglia, un performer che abbaia, un altro che si fa appendere nudo al soffitto con dei ganci, un handicappato esposto nudo, un'artista che dipinge con la vagina.  Qualcuno obbietterà che l'accusa non è credibile, perché proposta da un sostenitore dell'arte contemporanea quale è Mauro Papa, ma potrà contestare sia l'ambiguità della sua posizione che la successiva arringa dell'avvocato difensore, il critico d'arte romano Alessio Fransoni. Tutti avranno diritto di parola, un moderatore disciplinerà il dibattito e tra il pubblico sarà sorteggiata una giuria che si riserverà di emettere la sentenza.

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