Il Tirreno

Grosseto

L'orgoglio oltre l'amara sconfitta

Paolo Franzò
<b>BRASILIANO</b>. Il difensore centrale Rincon
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BRASILIANO. Il difensore centrale Rincon

La grande prova di Torino deve spronare il Grifone ad arrivare a 50 punti

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 GROSSETO. Ci sono giorni in cui alla fine, in mano ti rimane "soltanto" l'orgoglio, con gli altri che ti si fanno incontro e ti salutano con una pacca sulla spalla. Ci sono giorni in cui, devi sorridere amaro, consapevole del fatto che è andata proprio come "doveva andare", secondo pronostico.  Ma sono giornate in cui, costruisci forse anche di più di quanto avresti ottenuto da una vittoria sul campo. La consapevolezza di esserci, la certezza della bontà di un gruppo, l'autostima che paradossalmente, da una sconfitta può e deve crescere all'interno di esso. Questo è quel che resta della notte di Torino, della notte dell'Olimpico, in cui il Grifone ha fatto sentire tutti i sui artigli al vecchio Toro, facendolo spesso vacillare, ma che poi è stato bravo e fortunato, riuscendo a piazzare la zampata vincente, sull'unica incertezza di una gara al limite della perfezione del suo avversario. Si sono scontrati, a viso aperto, senza timore alcuno. Se qualcuno cercava undici leoni, beh a Torino ne ha avuti almeno 14, 15 con Serena, mister sempre più sorprendente, soprattutto nell'oceano delle mille difficoltà che ogni settimana lo costringono quasi a reinventare la squadra, per questo o quell'infortunio. «Pensiamo ad arrivare quanto prima ai 50 punti», è il ritornello che si ripete in casa Grosseto nel dopo gara. Da mister Serena al diesse Imborgia. Facile immaginare che possa essere anche l'assillo del presidente, Piero Camilli. Una quota necessaria a garantire sonni tranquilli, ma a forza di ripeterselo, questo può rischiare di generare un pericoloso effetto "braccino". Chi conosce il tennis, sa bene di cosa parliamo. L'indicata quota salvezza, è in effetti così vicina, quasi da poterla già sfiorare e con altre 8 partite e 24 punti in palio, pare impossibile che non possa essere raggiunta. Bentornati sull'ottovolante di un campionato che in fondo è sempre la solita vecchia cara serie B. Dove tutto può cambiare, anche repentinamente, nel bene o nel male, nell'arco di pochissime giornate. A Torino, il Grosseto voleva giocare la sua partita a viso aperto. Una sorta di zona franca, nel contesto del campionato. Un match da giocare liberi mentalmente, senza assilli ne in un senso, ne nell'altro. Con i playoff dipinti come un sogno e la salvezza, quasi in tasca.  E' andata proprio così e il Grifone, ha fatto vedere a tutta Italia, attraverso il primo canale di Sky e anche in alta definizione, di essere una signora squadra. Ma adesso, anzi domani, quando riprenderanno gli allenamenti, tutto andrà immediatamente metabolizzato. Nessuno regalerà al Grosseto alcun credito per quanto fatto.  Gli ultimi 6 agognati punti, vanno conquistati con ancor più sudore e umiltà di quanta non ne sia servita, per arrivare sino a questo punto. Al diavolo i playoff, chi se ne frega della classifica. L'unico pensiero del gruppo, non deve essere: «Quanto siamo belli, quanto siamo bravi». Guai, guardarsi troppo allo specchio. All'obiettivo, manca tanto così. Ma sciupare tutto, dando un'occhiata al calendario, può essere più facile di quanto si possa credere. Tuttavia, al di la di chi sarà recuperabile per Varese, in termini di giocatori infortunati, confortano l'unità e la compattezza, dimostrata da questo Grosseto. La "serenità" di Serena, offre poi ampie garanzie. Abituato ormai com'è, il tecnico veneziano, a fare di difficoltà virtù. Certo, se però si potessero rivedere al più presto in campo, almeno un paio di giocatori importanti, le possibilità di chiudere al meglio questo campionato, non potrebbero che aumentare, con anche la piena soddisfazione, crediamo, del tecnico stesso.

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