Il Tirreno

Grosseto

NANDO SFORZINI

«Io non sono un santo ma corretto e leale sì E preferisco essere vero»

<b>IN ALLENAMENTO.</b> Nando Sforzini
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IN ALLENAMENTO. Nando Sforzini

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 GROSSETO. «Non sono un santo, ma un tipo corretto e leale sì. Preferisco essere così come sono, uno vero». Spigoloso, in campo e fuori, Nando Sforzini ha però un sorriso accattivante. Quello che sfodera di fronte alle telecamere di "Il bianco e il rosso", il programma di Tv9 andato in scena ieri sera. Quello che anche i tifosi si ricordano. Come ricordano le sue imprese in maglia biancorossa, due stagioni fa. Per Nando è un ritorno voluto da entrambe le parti: «Sono contentissimo», dice. Anche perché in Romani, al Cluj, non aveva spazio: «Mi mancava il campo. In Romani, dopo l'esonero di Mandorlini, mi consideravano meno. Del resto, ero in prestito. È stato bello per le presenze in Champions. Ma tolto quello, non ho un buon ricordo». Già, in prestito: Sforzini lo è da 6 anni. Cartellino Udinese e mezza Italia girata. «Adesso spero nel riscatto - dice riferendosi alla sua situazione - Chi è in prestito non può esprimersi al cento per cento...»  Sforzini era qui quando il Grifone salì in vetta alla classifica di serie B, proprio grazie a lui: «Il gol più importante della mia carriera? Forse proprio quello contro la Triestina. Ma tutti i gol sono belli...». Era andato via a metà campionato: «E mi era dispiaciuto. Ma quando uno non trova spazi... Non giocare è dura. Quella squadra era arrivata ai playoff. Adesso noi dobbiamo fare più punti possibile: però credo che ci siamo messi sulla giusta via».  Lui ha giocato appena una partita (e nemmeno tutta) in biancorosso e promette che il gol arriverà presto: «Devo solo trovare un po' di condizione». La tifoseria comunque gli perdona già tutto, se è vero che è uscito tra gli applausi: «Mi hanno fatto un bell'effetto, spero di ricambiare con le mie prestazioni». Contro il Sassuolo «abbiamo interpretato bene la partita, come volevamo, anche se il vento ha condizionato molto».  Che ambiente ha ritrovato qui? «Un po' moscio, ma le due vittorie ci hanno dato tanto. A guardare la rosa, non dovevamo stare laggiù in classifica. Io sono venuto qui per dare una mano. Penso a lavorare e a ritrovare la condizione. E comunque conosco praticamente tutti: l'intesa è stata facile». Il bomber rifiuta il paragone con Ibrahimovic («è di un'altra categoria») e poi aggiunge che per lui Serena è il quinto mister in sei mesi (tre in Romania, due qui): «Mia madre mi dice scherzando: ma mica porterai male?»  E a proposito di scaramanzie e riti, Nando ha un'idea precisa sulla partita di sabato prossimo: perché a Vicenza, due anni fa, quando finì 5-0 per il Lanerossi, ci fu un rigore negato su di lui. «Questo gioco se prima ti toglie, poi qualcosa ti dà... E poi io lì non sono mai riuscito a segnare...». A buon intenditor, poche parole...

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