Il Tirreno

Grosseto

«Esonero senza polemiche»

Paolo Franzò
«Esonero senza polemiche»

Moriero: una decisione presa insieme al presidente

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 GROSSETO. Se può esistere nel calcio, quello tra Piero Camilli e l'allenatore Francesco Moriero è stato un vero e proprio "esonero consensuale". Nel senso che le parti, un po' come a volte capita tra ex innamorati, si lasciano di comune accordo. Delusi entrambi, ma al tempo stesso fermi e convinti sulle rispettive posizioni. «Abbiamo preso la decisione assieme al presidente - racconta l'ormai ex tecnico biancorosso al telefono - Abbiamo vedute diverse del gioco del calcio, diciamo che si tratta di un esonero tranquillo, senza polemica».  La voce di Moriero, o meglio i suoi lunghi silenzi, spiegano tuttavia meglio di mille parole, lo stato d'animo di chi, paradossalmente si ritrova a casa, proprio adesso che finalmente si sarebbe ritrovato gli uomini giusti, per provare il calcio che tanto gli piace: «Avrei voluto proseguire con la squadra che stavamo costruendo, questo è evidente, tuttavia accetto questa decisione di buon grado, anche se io credevo di essere al centro di un progetto importante». In onestà, si deve riconoscere che Moriero, a lungo ha dovuto fare i conti con assenze importanti e una rosa decisamente inadeguata per la categoria, fatto dimostrato dalle molte cessioni di questi giorni.  Come sempre paga l'allenatore, forse "vittima" anche di una certa pressione? «Mah, la pressione fa parte di questo giochino e di questo mestiere, non è quello che mi ha condizionato». E allora quale molla ha fatto scattare questa decisione, prima di una gara come quella di Ascoli che poteva essere invece il vero e proprio banco di prova? «A me piace un calcio propositivo, se questo non va bene a chi mi paga lo stipendio, allora io non sono più l'uomo giusto per allenare questa squadra».  Insomma, il presidente si è arrabbiato per un certo atteggiamento troppo offensivo in quel di Bergamo? «Io ho preparato la squadra per andare a Bergamo a giocarmela, anche contro l'Atalanta. Io non conosco un altro modo di giocare che non sia quello di cercare di vincere, sempre. Un calcio diverso, difensivo, non è il mio». Parole oneste che rendono onore a Moriero che ha scelto di cavalcare il proprio credo calcistico, sino alla fine. Sino a rimanerne schiacciato e purtroppo, non solo per colpe sue. Segnale evidente, di un uomo che non accetta compromessi, fatto raro nel calcio di oggi.

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