Il Tirreno

Grosseto

Tecnica e tattica. Dopo le segnalazioni di carenze a tutti i livelli

I giovani? Non sanno giocare bene Gli allenatori corrono ai ripari

Pierluigi Sposato
<b>AIAC</b> Il presidente provinciale Angelo Tarassi e in una foto di archivio una seduta di allenamento
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AIAC Il presidente provinciale Angelo Tarassi e in una foto di archivio una seduta di allenamento

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 GROSSETO. I giovani calciatori? Arrivano in prima squadra con carenze tecniche. Lo segnalano gli stessi allenatori. E allora la sezione grossetana dell'Aiac sta organizzando degli incontri e delle esercitazioni tecniche proprio per arricchire il bagaglio complessivo di mister e giocatori.  Un problema che si manifesta da tempo praticamente ovunque in Maremma, spiega Angelo Tarassi che dell'associazione allenatori di calcio è il presidente provinciale: «Nei nostri obiettivi c'è anche quello di elevare il livello di conoscenze degli associati, non solo la tutela nei contenziosi. Noi vogliamo far salire il tasso tecnico del calcio in provincia. E non ci stancheremo di cercare di far capire ai presidenti delle società locali quanto è importante avere un buon "prodotto" finale: il risultato dà valore a tutto il territorio. Se interessa produrre un oggetto di qualità, si cercano maestranze di qualità. Magari ci fossero solo tecnici abilitati! Sarebbe l'ideale e non escludo che prima o poi riusciremo a raggiungere questo obiettivo. Purtroppo ci viene segnalato che nel salto dal settore giovanile alla prima squadra, in qualsiasi categoria, ci sono calciatori che manifestano carenze. Ci sono delle lamentele, se così si può dire: ed è nostro compito intervenire».  Quali tipi di carenze?  «Mah, di tutti i tipi - risponde Tarassi - C'è chi colpisce bene di testa ma non sa stoppare la palla o fatica nel controllo. Ma ci sono anche questioni di base. Faccio un esempio. Chi abita in provincia, trova meno difficoltà nel fare le capriole rispetto a chi, stando in città, sta più a lungo davanti al computer. I primi sono più scatenati, più coordinati già prima dei dieci anni perché sono a contatto con la campagna, perché passano tante ore del giorno fuori casa: magari su questi devi lavorare di più su tecnica e tattica. Su quelli "di città" invece occorre programmare un lavoro che comprenda esercitazioni di tipo più continuativo».  E dei giovani non si può fare a meno in Prima o Seconda categoria...  «È così - concorda il presidente dell'Aiac - Perché le regole dei campionati obbligano le società a schierare in campo e in panchina un certo numero di giovani. Insomma, devono per forza andare in campo: i giovani sono quindi richiestissimi ed è indispensabile che siano preparati. E che sia un problema generale lo ha capito anche Abete che ha chiamato Sacchi, Baggio e Rivera a rifondare il sistema. Serve una ventata nuova».  Soluzioni?  «L'altra sera abbiamo riunito alcuni allenatori dei settori giovanili e altri responsabili di società locali, una trentina di persone, proprio con lo scopo di fare il punto su queste carenze. Avevamo invitato tutti proprio perché il problema è comune. Abbiamo concordato che faremo una serie di incontri e di esercitazioni in campo, sui terreni delle società che si dichiareranno disponibili: perché il confronto arricchisce comunque chi mastica di calcio. Il primo incontro lo faremo già il 25 ottobre, poi altri ne seguiranno».  Ma i tecnici grossetani si aggiornano periodicamente o no?  «Certamente - risponde Tarassi - Ci sono delle eccellenze anche qui in Maremma. Ci sono allenatori che vanno a seguire gli stage che organizzano appositamente Empoli e Fiorentina, due realtà importantissime per la Toscana del calcio giovanile».

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