Il Tirreno

Grosseto

LEANDRO VITIELLO

Il calcio, questione di famiglia «Sempre buoni consigli da fratello, padre e zio»

<b>MEDIANO.</b> Leandro Vitiello
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MEDIANO. Leandro Vitiello

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 GROSSETO. In casa Vitiello, il calcio è affare di famiglia: calciatore Leandro, al Grosseto, calciatore il fratello Roberto, al Siena, calciatori padre e zio... «Mio fratello, mio padre che ha giocato in serie C, mio zio in B, hanno sempre avuto buoni consigli per me, mi hanno aiutato nei momenti difficili». Parole che Leandro Vitiello ha affidato ai microfoni di "Il bianco e il rosso" in onda ieri su Tv9. «Con mio fratello in genere parliamo di cose diverse dal calcio: ma sabato mi ha chiamato chiedendomi della partita, visto che loro andranno a Piacenza...».  E i genitori per chi tifano? «Per entrambi: poi alla partita mio padre dice sempre che tifa per chi è più debole in classifica...»  Una vita da mediano con gli onori del gol: Leandro ne ha siglato uno a Novara e uno, decisivo, sabato scorso contro il fanalino del girone: «L'importante era vincere e sbloccarci. Questa vittoria ci deve permettere di stare più tranquilli». Il gol più bello? «Il primo in B, quello a Bari, anche se servì a poco (fu sconfitta per 3-1, ndr). E poi la doppietta a Salerno (3-4, ndr), nella passata stagione, la mia prima doppietta in B in quello che si può considerare una sorta di derby (Vitiello è di Scafati, ndr)». Camilli lo ritiene indispensabile... «È una soddisfazione, ma nel calcio si gioca in 11 e non credo che il singolo faccia la differenza. Sabato c'era un po' di nervosismo, non vincere dopo 4 turni ti condiziona un po'. Siamo stati bravi a mantenere la calma». Già la calma: è dura conservarla quando non si gioca... «Quando si sta fuori, c'è rabbia. Ma per me è stata sempre rabbia positiva perché ho aspettato il mio mommento per far vedere che le scelte erano sbagliate. Anche se io ho sempre accettato le scelte fatte da tutti i mister, perché fatte per il bene della squadra». E invece quando si gioca... «Quando si gioca con continuità, si cresce. Qui a Grosseto, essendo nuovo, agli inizi era normale che mi dovessi abituare a tante situazioni. Poi cresci, cresci insieme a gente come Consonni, Cordova, Carobbio, Allegretti: sono tra i più forti». Modelli? «Mi piace Cambiasso, ma non ne ho uno in particolare». Giocatore con cui ha legato di più? «Alfageme, lo conosco da 4-5 anni». (p.s.)

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