Sicurezza
Non mi sono ancora stancato del calcio
Gabriele Carotti
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SUL CAMPO. Luciano Giusti con la sacca dei palloni e con i Pulcini 2001 dellOrbetello Luciano Giusti anche quest'anno si è messo al lavoro con i Pulcini «Io amo insegnare la tecnica, ma anche l'educazione in campo»
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ORBETELLO. «Più che allenare, amo insegnare il calcio». Luciano Giusti, volto storico dello sport orbetellano, talent scout di tanti calciatori lagunari, non ha ancora deciso di smettere. Anche quest'anno è al lavoro sul campo con i Pulcini, quelli 2001. E si racconta, facendo un excursus a partire dalla carriera come calciatore, terminata in età giovanissima, fino ai tanti aneddoti nel mondo del pallone. Una carriera iniziata in tenera età, complice una prestanza fisica piuttosto evidente: ma la tecnica, come ricorda, non era propria sopraffina. Tutta la carriera nelle giovanili dell'Us Orbetello, da difensore: «Tornai adolescente ad Orbetello dopo un periodo trascorso fuori, e vista la mia altezza, i piedi non buoni, Rinaldo Di Chiara decise di chiamarmi Frustone». La scalata fino ai 18 anni in Prima categoria. Ma a quel punto gli studi lo costringono ad abbandonare il campo. Tornato con il diploma Isef da Perugia, dove aveva conseguito anche il patentino come allenatore di calcio, inizia ad insegnare educazione fisica nelle scuole. E viene ingaggiato dall'Orbetello: «Allora giocava in Quarta serie, venni chiamato per svolgere il ruolo di preparatore atletico delle giovanili: quelli furono anni in cui seguii molti calciatori di talento». Poi ci sono stati tanti anni sulla panchina delle prime squadre. Un'esperienza chiusa nel 1997, con l'ultima esperienza in Eccellenza all'Argentario. Il perché di questo abbandono ha risvolti romantici: «A me piace insegnare il calcio, nell'agonismo ci sono risultati da raggiungere e non puoi correggere. Oggi mi piace seguire da vicino i piccoli calciatori, cercando di insegnare loro l'educazione in campo. A differenza di qualche anno fa, c'è molta più educazione e attenzione da parte dei genitori che li seguono ed è più semplice insegnare la lealtà in campo e la disciplina negli allenamenti, tirando fuori il giusto agonismo». E sulla crisi dei portieri di cui risente anche il calcio dilettantistico, ha una ricetta?: «Onestamente credo che dai primi calci fino ai dodici anni è impossibile dire che quel determinato calciatore possa fare il portiere, in più se lo si incarica di questo ruolo in tenera età, si rischia di farlo annoiare o addirittura di farlo smettere. Quindi credo sia giusto far giocare dei portieri volanti fino ai 12-13 anni, quando nell'età dello sviluppo si iniziano a vedere altezza e movimenti: sta a noi farli diventare degli ottimi portieri».
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