Sicurezza
Annuncio-choc di Consonni: è lultima partita, non ce la faccio più a gestire questa situazione
«E' ora di cambiare aria»
Enrico Giovannelli
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INSTANCABILE. Luigi Consonni dribbla un avversario Intorno a me sensazioni che mi tolgono energie
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GROSSETO. La notizia che scuote lo spogliatoio del Grosseto arriva quando ormai tutti gli addetti ai lavori stanno lasciando lo Zecchini. In sala stampa si presenta un emozionato Gigi Consonni. E subito si intuisce che le parole che ha da dire il "capitano" non saranno banali. Il Professore vuole lasciare. Gigi è un simbolo per il Grosseto e Grosseto: uno dei pochi giocatori entrato con il passare degli anni nel cuore della tifoseria. Con la città oggi è amore, e in campo con quel piede sinistro che si ritrova, tutti non possono che rimanare abbagliati dalle sue giocate. Il carattere purtroppo lo porta, e lo ha portato in qualche occasione, ad andare oltre le righe. Esemplare fu la partita amichevole giocata allo stadio Franchi di Firenze, in precampionato, nell'agosto del 2006. La Fiorentina era alla prima uscita ufficiale, e il Grosseto guidato da Max Allegri fu protagonista. Purtroppo il nervosismo la fece da padrone: espulso Cipolla e il giovane portiere Sscognamiglio per fallo, con Consonni sostituito proprio per evitare guai peggiori. Il presidente Camilli commentò a fine gara: «Questi giocatori sono eccezionali tecnicamente, se avessero avuto più testa forse giocavano in serie A». Per Consonni oggi però parlano i fatti: l'attaccamento alla maglia unionista è evidente. Appena si crea il silenzio Consonni attacca, e la voce è quasi rotta dall'emozione. Gli occhi sono umidi. Non c'è bisogno di fare domande, Gigi parte sparato e spiazza tutti, come il rigore segnato pochi minuti prima che ha regalato il 2-2 finale ai torelli: «Ho passato cinque anni bellissimi a Grosseto, questa con la Reggina è stata però la mia ultima gara in biancorosso». I giornalisti presenti sgranano gli occhi. Consonni prende fiato e continua: «Sono cinque anni a Grosseto e da sempre vengo reputato come un giocatore della società. E' vero, ma io con il presidente ci parlerò sì e no due volte all'anno. Sono consapevole che quando il presidente deve sfogarsi e fare la voce grossa il primo indiziato sono sempre io. E' una cosa che accetto, e capisco di fare da parafulmine alla squadra, la cosa non mi dà particolarmente fastidio». Il discorso vira su un argomento che forse andrà poi interpretato. Il numero 10 del Grifone spiega: «Oggi mi sono preso la responsabilità di tirare il rigore in pieno recupero. A Grosseto ho avuto sempre troppe responsabilità. Non dovevo batterlo io il rigore, penso di aver tolto dall'imbarazzo qualcuno dei miei compagni». Consonni ora è più calmo e continua, anche se le parole escono a tratti, interrotte da qualche considerazione di alcuni cronisti che chiedono chiarimenti: «In una stagione prendere otto giornate di squalifica sono un'enormità. Però devo dire che non è stato per nervosismo, considerando che almeno un paio di espulsioni erano ingiuste. Il giocatore deve fare il giocatore e basta. E anche quando mi è stata tolta la fascia di capitano è perché è stato concordato con la società». La chiusura è un'altra stoccata, come i suoi cambi di gioco di quaranta metri: «Sono arrivato a un punto, e non parlo degli stimoli per giocare le partite, che non ce la faccio più a gestire questa situazione. Per come è il mio carattere, queste sensazioni mi tolgono molte energie. Forse è tempo di cambiare aria». Difficile pensare un Grosseto sensa Consonni al momento. Speriamo che sia stato solo lo sfogo di una partita ad alta tensione.
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