Sicurezza
Maledetto finale, a ridere è il Piacenza
Pierluigi Sposato
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IL PAREGGIO. Avogadri calcia dentro il pallone del 3-3 Al 97' punizione in area ed è il 3-3 che mette a rischio l'avventura
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GROSSETO. Chi ha sbagliato? Aldegani a bloccare il retropassaggio (era tale?) o Gervasoni a concedere che si giocasse normalmente nel recupero dopo che la palla partita da punizione aveva sbattuto sulla barriera? Nell'incertezza (o nell'evidenza) diciamo che hanno sbagliato tutti. Da cancellare interamente il finale del pareggio interno che allontana il Grifone dalla zona playoff. Colpa di un Grosseto che non ha saputo chiudere la partita. Colpa di un gol preso dopo una manciata di secondi. Colpa di un campionato che, se non raramente, ha saputo prendere la direzione giusta. Adesso la situazione è maledettamente più difficile. L'illusione di conservare inviolata la porta del Grifone dura un battito di ciglia. Come già avvenuto (troppe) altre volte in stagione, la distrazione iniziale è pagata cara: 35 secondi e il Piacenza è in vantaggio, con la truppa di Sarri che reclama inascoltata un offside. Nessuno potrà dire mai se il Grosseto sarebbe stato aggressivo ugualmente: il dato di fatto è che gli emiliani scompaiono immediatamente. D'Alessandro è devastante (e non a caso Ficcadenti sostituirà più tardi il marcatore), Consonni si scopre uomo d'area, Pichlmann mette più di un brivido a Puggioni. Il Grosseto pareggia dopo 20'. E lo fa con un giocatore che non segnava da 2 anni, Consonni, bravo a guadagnarsi lo spazio per bruciare Puggioni, dopo essersi visto poco prima respingere un pallone d'oro. Pari e patta e palla al centro. Con il Grifone che non ha ancora esaurito la forza propulsiva. D'Alessandro mette di nuovo la freccia e costruisce per Mora la palla che Pichlmann trasforma nel raddoppio. Un 2-1 meritatissimo che segna però anche il punto di inizio dell'appagamento maremmano. L'orchestra smette di suonare, pur consapevole che l'interruzione del concerto rischia di causare danni irreparabili. E allora è il momento degli strumentisti piacentini: Guerra ci prova di controbalzo, Sambugaro trova lo spiraglio centrale. Aldegani, sicuro ma non perfetto, ci mette più di una pezza. Ripresa sulla falsariga. Il Piacenza impiega poco a riprendere il pallino. Suonano solo Moscardelli e compagni. E quando la mettono sulla velocità, il pareggio è a portata di mano. Il Grifone soffre e stenta. Il Piacenza no. E Sambugaro raddoppia. Ai biancorossi che si rovesciano tardivamente in avanti, e che costruiscono azioni e guadagnano angoli, mancano profondità e cattiveria. Sarri prova a rimediare con Vitiello. Poco dopo che Moscarelli è costretto a uscire per infortunio, ecco il 3-2. Un gol di Pichlmann che desta le violente proteste del Piacenza per un presunto fuorigioco: ne fanno le spese Ficcadenti, espulso, e Melinte, ammonito. Ma il Grifone non è al sicuro. Anzi. Aldegani deve intervenire in due occasioni per sventare il pareggio. E Sarri butta dentro anche Melucci, dopo Vitofrancesco, portando a 5 gli elementi in difesa. L'ultimo scorcio è brutto, nervoso, frammentato. E fatale per il Grifone. Un pizzico di lucidità e il retropassaggio non ci sarebbe stato, non sarebbe stato fermato. Una lettura diversa del regolamento e la punizione sarebbe morta sulla prima respinta. Invece niente di tutto ciò. Forse l'avventura è finita qui.
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