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Pinilla, l'anima vera del Grifone

Paolo Franzò
<strong>DRIBBLING.</strong> Thomas Job
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DRIBBLING. Thomas Job

E' lassù che un cileno trapiantato in Maremma, sta spingendo questo Grifone, verso le vette che forse gli ricordano la sua terra.

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GROSSETO. Voltarsi indietro, nel tentativo di non farsi prendere dalle vertigini. E' dolce l'aria dell'alta quota, non rarefatta e irrespirabile, come qualcuno racconta. E' lassù che un cileno trapiantato in Maremma, sta spingendo questo Grifone, verso le vette che forse gli ricordano la sua terra.

Lui che è nato ad oltre 500 metri sul livello del mare. Lui che viene da terre lontane, con vette sopra i 3000, come se ne trovano in Cile. Mauricio Pinilla non si ferma più, questo Grifone che evidentemente gli piace se lo è caricato sulle spalle e lo sta trascinando in cordata verso la cima più alta.

Ha coinvolto tutti, il cannoniere biancorosso: il Grosseto oggi è un gruppo compatto, unito, non solo attorno a Pinilla, ma anche attorno al suo capitano, Gigi Consonni che col Cittadella è rientrato. E ce ne siamo accorti. Con quel 10 sulle spalle, quando ha lanciato Job verso la porta veneta, ai vecchi nostalgici è sembrato un certo Michel Platini. Rispetto al francese tira meno in porta, ma la sua regìa contro il Cittadella è stata a tratti sontuosa. Messo davanti alla difesa - perché a detta del Gus, «è più bravo degli altri nel recuperar palloni» - è stato l'anima della squadra. Proprio con Pinilla. Giocatori con grande spirito di abnegazione. Sempre pronti a dare una mano, in ogni zona del campo.

Senza risparmiarsi. E dietro di loro, tutti gli altri che traggono ispirazione da cotanto ardore. Taluno persino acciaccato non si è tirato indietro. E' vero, in questo momento si fa fatica a mascherare l'entusiasmo, ma la strada verso la cima è ancora lunga e irta di pericoli e imboscate. Mantenere il giusto equilibrio, una dote da non lasciare mai nello spogliatoio, così come quell'umiltà che abbiamo visto sul prato spelacchiato dello Zecchini. Un Grifone armato di spada, come lo stemma della città. Come lo stemma di Santiago del Cile.

Ci piace, così come quando infila il fioretto, con destrezza pari solo a quella della Vezzali. Capacità di cambiar pelle e quindi modulo, a seconda delle difficoltà. Altra qualità incredibile che il mister col baffo ha saputo trasmettere ai suoi ragazzi, anche perché quest'anno ha saputo resistere in sella, nel momento di tempesta.

I meriti di questo risultato parziale vanno perciò divisi tra tutti. Da patron Camilli, all'ultimo dei magazzinieri. Passando per uno staff medico di assoluto prim'ordine.
Ma non è questo il momento delle celebrazioni. Quello verrà in maggio, assieme a fragole e ciliegie. Assieme alle sagre e ai primi bagni al mare. Affacciandosi sui gradoni della tribuna a gara finita, col fumo dell'ultima sigaretta che ci passa davanti, neppure il freddo pungente riesce a scalfire tanta emozione. Chiudendo gli occhi, la mente vola indietro a pochi anni fa. Riavvolgere il film della recente storia biancorossa fa bene.

Ricordarsi sempre chi siamo e da dove veniamo. Anche per questo, stride la poca gente che affolla le tribune. Ma forse, quando la squadra sfiderà il Real Madrid, riusciremo finalmente a vedere una degna cornice di pubblico. Fortuna che non si cura di questo, il cileno venuto dalle terre lontane.

Sulla sua voglia di riscatto ci si è buttata dietro la squadra tutta e oggi il Grosseto è un gruppo compatto che può e deve credere che nessun obiettivo, è troppo grande. Il tutto nell'attesa della miglior condizione di tal Mauro Esposito. Quando anche lui starà bene e la squadra potrà assecondare le voglie del suo allenatore, eseguendo al meglio il 4-3-3, allora si che ci divertiremo. Per adesso "accontentiamoci".

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