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«Non ho aggredito l'arbitro»

<strong>IL PRESIDENTE</strong> A destra Melchionda Sotto Comandi della Figc
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IL PRESIDENTE A destra Melchionda Sotto Comandi della Figc

Una squalifica lunga fino al 12 agosto 2011, è questa la decisione presa dal giudice sportivo nei confronti del presidente del Fonteblanda, Gerardo Melchionda. Si tratta di una squalifica scaturita dalla motivazione che al termine della partita del campionato allievi tra Orbetello e Fonteblanda

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FONTEBLANDA. Una squalifica lunga fino al 12 agosto 2011, è questa la decisione presa dal giudice sportivo nei confronti del presidente del Fonteblanda, Gerardo Melchionda. Si tratta di una squalifica scaturita dalla motivazione che al termine della partita del campionato allievi tra Orbetello e Fonteblanda, Melchionda avrebbe effettuato un tentativo di aggressione nei confronti dell'arbitro Marco Tomaiuolo,
Crediamo che in questi casi la squalifica possa essere definita esemplare, in effetti un tentativo di aggressione è sempre deprecabile, e lo è ancora di più se ciò avviene nel contesto di un campionato giovanile.
Il presidente del Fonteblanda Gerardo Melchionda però contesta la dinamica dei fatti ed afferma che «è necessario fare chiarezza su questo episodio».
Dopo avere detto che presenterà un ricorso nei termini previsti dal regolamento federale, annuncia che «se ciò non dovesse essere sufficiente a ristabilire la verità dei fatti sono pronto a rivolgermi alla giustizia ordinaria per difendere la mia immagine che ne è uscita diffamata».
A questo punto Melchionda elenca i fatti che a suo avviso sono stati riportati in modo distorto: «è falso scrivere che io abbia scavalcato la recinzione visto che il cancello era completamente spalancato, quindi accessibile a chiunque, e numerose persone sono pronte a testimoniarlo. Ammetto di avere sbagliato ad oltrepassare quel cancello aperto, in quanto persona non autorizzata, e di questo ho già provveduto a scusarmi con il presidente dell'unione sportiva Orbetello per aver provocato disagio, ma il mio unico intento era quello di prendere mio figlio per riaccompagnarlo a casa.
Poi è del tutto fantasiosa la ricostruzione della presunta aggressione all'arbitro che sarebbe stata compiuta prima con le mani e successivamente addirittura con l'ausilio di un ombrello. Questa descrizione è pura invenzione, io e l'arbitro abbiamo avuto un diverbio per il fatto che io chiedevo le motivazioni per cui fosse stato espulso mio figlio e lui mi ha risposto in modo arrogante e poco ortodosso. E' come se mi avessero punito con l'ergastolo per un peccato veniale».
Questa la versione dei fatti da parte di Gerardo Melchionda, ed a questo punto il presidente del Fonteblanda si lancia in un'analisi più articolata della questione: «è assolutamente vero che gli arbitri sono una componente fondamentale per il calcio, ma lo sono altrettanto i calciatori ed i dirigenti che a livello dilettantistico impegnano tempo e denaro per lo svolgimento di un'attività importante a livello sociale. Non si può giocare senza arbitri, ma non lo si può fare neanche senza dirigenti e/o calciatori, quindi a mio avviso occorre maggiore rispetto reciproco. Purtroppo durante i fatidici 90 minuti l'arbitro diventa il giudice supremo con il potere di decidere la sorte dei singoli giocatori e con la facoltà di influenzare oltre la partita in corso anche quelle successive».

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