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L'ennesimo pareggino fa infuriare Camilli

Pierluigi Sposato
<strong>BREVE GIOIA.</strong> Nicola Mora esulta dopo aver segnato il 2-0
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BREVE GIOIA. Nicola Mora esulta dopo aver segnato il 2-0

Recupero 14ª giornata

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GROSSETO. Uno psicologo? O un santone? Cosa serve a questo Grifone quasi cronicamente incapace di tenere sempre alta la tensione? Anche con una squadra rimaneggiata e sofferente come l'Albinoleffe, come con la Salernitana, solo un pareggino resuscitatore degli avversari. Se è macumba (ci sono stati anche un gol annullato e un palo), spazio a un sacerdote ispirato. Se il problema è altro, largo agli specialisti dei percorsi mentali. E forse Camilli ci sta già pensando.

Chissà cosa ha detto, lì in mezzo allo Zecchini, a partita finita, quando parlando al ds Iaconi - manifestamente incredulo per i due punti sciupati - ha ridisegnato con le braccia azioni e occasioni indicando le zone del campo, quando si è avvicinato alla panchina appoggiandovi il gomito, quando ha scosso la testa visibilmente irritato. Al patron questo pareggio non è andato proprio giù, a dispetto della classifica che non dà preoccupazioni. Ma nemmeno soddisfazioni.

Sorprese ce ne sono fin troppe in casa biancorossa, molto superiori a quelle che il Gus aveva lasciato trapelare alla vigilia. Smontata la cabina di regìa (Consonni squalificato, Carobbio infortunato), preferito Freddi in difesa dove Turati è tenuto precauzionalmente in panchina, schierato Pichlmann per l'assente Pinilla, il Grifone si presenta comunque con una spiccata trazione offensiva. E sfondare appare facile da qualsiasi fronte. Però una volta ai 16 metri non tutto riesce al meglio. Perché l'Albinoleffe sarà anche in piena emergenza difesa, al punto da cambiare il modulo (preferito il 3-5-2), ma il telaio tiene. Particolarmente attiva la corsia sinistra biancorossa, dove il dialogo tra Mora (rifinitore di lusso) e D'Alessandro (dribbling-man) produce più di una falla nello schieramento altrui. Il problema, ad ogni modo, resta quello della profondità. Perché il gioco è a senso unico, il predominio è biancorosso ma gli sbadigli purtroppo non mancano. E contro le barricate, si sa, il Grifone se la striga male. Poi, picchia e mena, il gol arriva. Pichlmann si fa trovare al punto giusto e il cross di Job carambola sulla testa dell'imperatore d'Austria per l'1-0 che spezza i sogni lombardi di poter terminare il primo tempo senza danni.

La ripresa inizia con l'ingresso di Cristiano e la domanda di sempre: ce la farà il Grosseto a tenere duro fino in fondo? La prima risposta la dà Mora appena passati il 4': una parabola che perde i connotati del cross per assumere strada facendo quelli del tiro. Branduani è sorpreso e soprattutto è troppo avanti per poter intercettare la curva disegnata dall'ex parmense. Di fronte al doppio svantaggio, Bruniera gioca il tutto per tutto: dentro anche Cia e Hetemaj. Qualcosa in più di celeste si vede. Ma quando il Grifone si distende in avanti la differenza di valori è palpabile. Il Grosseto tiene il campo anche con la testa. Eppure, ancora una volta, è solo apparenza. In tre minuti i lombardi prima accorciano con un rimpallo che favorisce Cellini poi pareggiano con Bergamelli solo in area su punizione, quindi mancano il colpo del ko quando nessuno aggancia il cross basso di Cristiano. Irriconoscibile, rispetto al primo tempo; riconoscibilissimo, in relazione alle troppe vittorie buttate via in questa stagione. Peccato. Peccato perché ci si mette anche il palo: Alfageme avrebbe potuto tenere a galla una baracca che si è invece riempita irrimediabilmente d'acqua per l'ennesima volta.

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