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Fort Apache difeso fino all'ultimo

Paolo Franzò
<strong>GENEROSO.</strong> Pinilla è al suo terzo gol stagionale
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GENEROSO. Pinilla è al suo terzo gol stagionale

SERIE B dopo la 12ª giornata Dai complimenti di Sacchi alle perplessità dei tifosi. Ma i marchigiani non sono il Cesena. Da rivedere qualcosa nel 4-2-3-1

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GROSSETO. Non ci sono dubbi che quando nel calcio si vince una gara in cui l'avversario a lungo ti ha messo alle corde, si è di fronte ad una squadra non fortunata, ma tosta e capace di qualsiasi traguardo. Il Grosseto, dopo lo spettacolo offerto a Cesena, è passato in una settimana dai complimenti di Sacchi alle perplessità dei tifosi che, nella gara con l'Ascoli, si aspettavano ben altro.
Ma anche qui, dimostrazione di maturità da parte di una tribuna molto spesso critica, esigente e insofferente in passato, come quella grossetana che finalmente pare cresciuta.
La dimostrazione è nel sostegno alla squadra che è durato per tutta la gara, anche dopo l'imbarazzante inizio, la serie interminabile degli errori sotto porta di Joelson e il finale da Fort Apache, con le maglie bianconere dell'Ascoli che attaccavano l'area biancorossa da ogni dove. La gente ha apprezzato la capacità della propria squadra di saper soffrire nei momenti difficili. Vedere Pinilla, appena rientrato, venire a lottare anche nella propria metà campo, sin'anche nella propria area di rigore sulle palle inattive.
Eh sì, mister Gustinetti, lo spirito dei suoi ragazzi è davvero quello giusto. D'altra parte, non è pensabile di poter giocare sempre ad un certo livello (vedere la Juve delle ultime giornate, per capire). Talvolta, serve anche l'umiltà di capire che di fronte l'avversario è diverso, di volta in volta. L'Ascoli che non era il Cesena, tanto per capirsi. La squadra di Pane è davvero un'ottima compagine e, forse, i meriti dei marchigiani superano i demeriti dei torelli. Anche se di cose da correggere ce ne sono ancora. Quel modulo iniziale ad esempio, se riproposto, va certamente sistemato. Bene i 2 mediani davanti alla difesa, a patto che svolgano veramente il ruolo al quale sarebbero preposti. Senza schiacciarsi sulla difesa. Bloccando le altrui azioni d'attacco, nella zona di competenza, se possibile. Nel finale, con tutti quei difensori, il bagno d'umiltà del Gus (una virtù, non certo un difetto) che capisce come la sua squadra rischi di non uscire più dalla propria area. Poi è chiaro che se la dea bendata dà anche una mano, certamente non la si rifiuta. Senza fortuna, non risulta alcun successo, non solo nella sport, ma anche nella vita. Ma di fioretto, come di sciabola, questa squadra piace, sempre di più.

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