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Sogno un posto da pitching coach

<strong>CAPITANO.</strong> Emiliano Ginanneschi
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CAPITANO. Emiliano Ginanneschi

Capitan Emiliano Ginanneschi ha chiuso la sua straordinaria carriera con l'ultimo inning contro il San Marino; in Coppa Italia ha dato una mano solo come pitching coach.

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GROSSETO. Capitan Emiliano Ginanneschi ha chiuso la sua straordinaria carriera con l'ultimo inning contro il San Marino; in Coppa Italia ha dato una mano solo come pitching coach.

Se chiude gli occhi qual è l'immagine più bella della sua carriera?
«Non ho dubbi - risponde Gino - l'ultima battuta di Schiavetti in garasette della finale scudetto di due anni fa contro il Nettuno: ho visto subito, dopo che aveva toccato la palla, che sarebbe finita nel guanto di Nunez e che quindi saremmo diventati Campioni d'Italia».

Che tipo di lancio era?
«Un sinker a due dita».

Smettendo di giocare rimane qualche rimpianto?
«Considerando la qualità dei compagni che ho avuto, quello di aver vinto poco».

Meglio come partente o come rilievo?
«Da maturo, meglio rilievo; 10-15 anni fa meglio come partente. Come rilievo poi mi vedevo bene come closer nelle partite strette, anche trerilievi in un weekend come mi fece fare Medina nel 2004 quando arrivai a 11 salvezze. Non ero un lanciatore da mettere in situazioni troppo facili, non trovavo la giusta concentrazione».

Un'ultima domanda sul passato: qual è stato il battitore più difficile da affrontare?
«Gambuti e Matteucci, non sapevo proprio cosa tirare per non fargli colpire la palla».

Il futuro?
«Mi piacerebbe rimanere come pitching coach, ma non ne ho mai parlato con la società».

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