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Il primo addio è quello di Agostino Garofalo

Paolo Franzò
<strong>GRINTA</strong> Agostino Garofalo dopo un gol segnato
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GRINTA Agostino Garofalo dopo un gol segnato

Con Camilli ho avuto alcuni screzi ma a lui devo tanto. Ero arrivato da perfetto sconosciuto Ci siamo sempre venuti incontro con maturità

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GROSSETO. Quando arrivò a Grosseto 4 stagioni or sono in C1, di lui si diceva solo che era una delle migliori promesse della serie C. Da allora, questo ragazzo di 25 anni da Torre Annunziata ne ha fatta di strada, assieme al Grosseto. Alla fine, contiamo 127 partite di campionato in biancorosso, condite anche con 6 gol. Il suo nome, ovviamente, è Agostino Garofalo, uno che al fischio finale di Celi nella gara di Livorno piangeva a dirotto mentre salutava per l'ultima volta i suoi tifosi.
E' il primo addio al Grosseto del mercato, anche se per la verità, da tempo ormai il Siena si era accaparrato le prestazioni di questo esterno di sinistra che sogna magari di ripetere in bianconero, le gesta di un certo Molinaro: «Eravamo insieme nel settore giovanile della Salernitana... Sarebbe bello ripercorrerne i passi. Ma prima dovrò dimostrare di poter giocare in A. Ho tanto da lavorare». La modestia non gli fa difetto, come del resto, un carattere bello forte, deciso, che in più di una occasione lo ha messo anche di fronte a patron Camilli a muso duro. Situazioni che lui ha pagato sulla sua pelle, finendo fuori rosa per alcune gare... «Ero arrivato da perfetto sconosciuto e, a conti fatti, al presidente Camilli io devo davvero tanto. Ho avuto alcuni screzi ma poi ci siamo sempre venuti incontro con grande maturità e lui è stato bravo poi a rimettermi in squadra. Alla fine, è stato buono con me».
Garofalo fatica a staccarsi da Grosseto, ripensando con amarezza all'epilogo: «A Grosseto in questi anni sono stato bene. Se penso che devo andare via, non nego di avvertire un pizzico di malinconia. Spiace anche dopo 4 stagioni lasciare compagni fantastici, come Valeri, Consonni e Gessa, con i quali ho condiviso questo bellissimo percorso. Spiace ancor di più, perché speravo di lasciare il Grosseto almeno in finale. Dopo il 2-0 dell'andata, in effetti, all'interno dello spogliatoio pensavamo di farcela. Certo che la direzione arbitrale di Livorno me la ricorderò a lungo. Pensare che l'arbitro era il signor Celi e il quarto uomo Mazzoleni..., beh non voglio dire niente, ma qualche pensiero strano in mente ti viene. Anche perché da un certo momento in poi, dopo l'1-1 e il palo di Stendardo, la direzione della gara mi è sembrata francamente strana. Questo è il mio grande rimpianto. Anche perché resto convinto che se andavamo in finale... Abbiamo battuto sia Brescia che Livorno nell'ultimo mese e adesso ci sono proprio loro a giocarsi la serie A».
Guardando nell'album dei ricordi, cosa tira fuori di questi anni in biancorosso? «Tante cose. Sono state stagioni incredibili. Dalla grande amarezza di Frosinone, alla gioia per la vittoria del campionato, poi la salvezza in B e comunque anche quest'anno abbiamo fatto un grande campionato, con una rosa certamente meno blasonata di altri. Ma la nostra forza era veramente il gruppo. Su tutti però, metto il gol al Bologna dello scorso anno che è valso la salvezza matematica».
Quest'anno anche qualche critica dopo il passaggio al Siena: «Per fortuna erano poche malelingue. Io però non ho mai tirato indietro il piede. In campo ho sempre dato tutto, finito la stagione con gli antidolorifici. A Grosseto lascio davvero il cuore». E il futuro del Grosseto? «Se davvero riparte da Gustinetti, vuol dire che hanno progetti seri. Sarebbe il più grande acquisto».
Chissà, magari è un arrivederci al derby in A 2010-2011...

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