L’approfondimento
Grosseto, getta alcol addosso alla compagna e la rincorre con l’accendino: arrestato 43enne
L’intento sarebbe stato più che chiaro, in questa come nelle purtroppo numerose altre occasioni: «Ti ammazzo» e anche «ti ammazzo con la pistola»: gli episodi di violenza sono durati quattro anni
GROSSETO. Aveva gettato dell’alcol addosso alla compagna convivente, poi l’aveva inseguita con un accendino in mano. L’intento sarebbe stato più che chiaro, in questa come nelle purtroppo numerose altre occasioni: «Ti ammazzo». E anche «ti ammazzo con la pistola». Lei era scappata dall’abitazione, anche perché lui l’aveva devastata, distruggendo le serrande, le porte e le finestre. Era andata a dormire per strada, terrorizzata. Una volta, mentre lei dormiva, avrebbe tentato di soffocarla mettendole una coperta sulla bocca.
L’arresto
Una serie di episodi culminati pochi giorni fa che ha indotto la Procura a chiedere il carcere per un 43enne. Misura eseguita, interrogatorio di garanzia effettuato, arresti domiciliari chiesti dalla difesa negati dalla gip Cecilia Balsamo. Ma l’arco temporale delle presunte violenze (le ipotesi sono quelle di maltrattamenti in famiglia, stalking e violazione di domicilio) copre un periodo di quattro anni, dal settembre 2022 al settembre scorso. Le persecuzioni, in particolare, si sarebbero articolate negli ultimi mesi. Verso la fine di maggio, dopo una litigata al telefono lui avrebbe rovinato gli arredi di casa; passate poche ore (nel frattempo erano arrivate le forze dell’ordine) si sarebbe di nuovo presentato, contro la volontà di lei sarebbe entrato di nuovo in casa passando dal terrazzo e avrebbe danneggiato gli infissi, mentre la donna fuggiva in strada. Non si sarebbero contate le offese che l’uomo avrebbe pronunciato nel periodo in cui lui era rimasto nell’abitazione. Dopo la metà di settembre, un nuovo episodio di minacce, tramite Whatsapp; in quegli stessi giorni, lui sarebbe entrato spesso in camera da letto di lei, sollevando la serranda e costringendo la donna a scappare, e anche a dormire per strada. Il 23 settembre, l’aveva chiamata al telefono: «Ti ammazzo, ti spacco la casa, ti distruggo la carriera». Qualcosa di simile l’avrebbe fatto una settimana prima, sul profilo Facebook della donna: «Se non vieni a casa entro 15 minuti ti stronco la carriera».
La denuncia
Tre giorni dopo, la donna era andata a sporgere querela. Aveva dichiarato di temere per la sua incolumità , se non proprio per la sua vita. Alla polizia giudiziaria che aveva raccolto le sue parole aveva raccontato che nel 2022 aveva iniziato una relazione sentimentale con l’indagato, convivendo con lui. Offese, minacce e violenze anche psicologiche sarebbero iniziate subito. Lui era spesso sotto l’effetto di droga e alcol e in questo stato l’avrebbe colpita con schiaffi, spintoni e anche pugni. «Mi ha strappato di mano il telefono quando volevo chiamare aiuto. No, non l’ho denunciato, avevo paura della sua reazione». Così diverse volte era andata al pronto soccorso ma ogni volta era tornata indietro senza farsi visitare. Nell’agosto scorso la donna aveva deciso di mettere fine alla relazione, ma lui avrebbe cercato più volte di entrare - e ci sarebbe riuscito - in casa di lei, distruggendo poi gli arredi: lo testimoniano le foto scattate nell’occasione. Non solo: una volta la donna aveva trovato il phon acceso e collegato alla rete vicino al lavandino del bagno pieno d’acqua. Il comportamento di lui avrebbe avuto ripercussioni anche sull’attività lavorativa di lei: era stata licenziata perché lui si era presentato spesso sul posto di lavoro della donna, molestandola, suonando insistentemente il campanello e anche orinando davanti al cancello dell’attività. L’episodio dell’accendino - che sarebbe stato dettato da un picco di gelosia - risale al settembre 2025, quando ancora la convivenza era in corso.
Le conferme
Nell’agosto scorso, invece, quando lei gli aveva comunicato che la storia doveva considerarsi terminata, lui avrebbe lanciato a oltre 200 all’ora la moto sulla quale la stava portando su una strada di campagna: «Voglio morire con te». L’episodio della coperta sul viso è di poco più di un mese fa. I parenti di lei, ma anche il datore di lavoro, avevano confermato il quadro di violenze e vessazioni che si erano protratte negli anni: visibili sul corpo le ecchimosi e i graffi. Unica misura possibile è stata ritenuta il carcere, misura mantenuta anche dopo l’interrogatorio di garanzia che si è svolto l’altro giorno. Del resto, in precedenza non aveva avuto alcun effetto su di lui l’ammonimento che gli era stato rivolto dal questore: non lo aveva rispettato.
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