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Non ci sono abbastanza funghi: salta la storica sagra di Santa Fiora – I motivi e il danno economico

di Luca Balestri

	Il pienone nell'edizione 2025 della sagra 
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Il pienone nell'edizione 2025 della sagra 

Lo scorso anno alla sagra di Santa Fiora, in due differenti fine settimana, hanno partecipato 3mila persone: «Un problema per tutto il paese»

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SANTA FIORA. La sagra del fungo amiatino, che si sarebbe dovuta tenere questo e il prossimo fine settimana a Bagnolo, a Santa Fiora, non si farà. Diversi i motivi per cui uno degli appuntamenti principali del calendario enogastronomico amiatiano – che quest’anno sarebbe giunto alla sua 50esima edizione – è stata rimandato. Da una parte il cambiamento climatico, che ha inaridito il terreno di nascita dei funghi. Dall’altra, il “turismo fungaiolo”, cioè la presenza di visitatori che negli ultimi anni invade sempre di più il monte Amiata, facendo sparire i funghi che servirebbero per la sagra.

La spiegazione

L’organizzatore, il Comitato festeggiamenti bagnolesi, spiega così la decisione: «Le negative condizioni climatiche dell’ultimo periodo hanno purtroppo compromesso la crescita del vero, indiscusso protagonista della nostra sagra, il fungo porcino del Monte Amiata – afferma – Davanti a questa realtà, celebrare l’ambizioso e attentissimo traguardo di mezzo secolo di storia è diventato impossibile». Ancora il comitato, sulla causa per cui la sagra è stata rimandata: «Il quadro meteorologico attuale, segnato da una prolungata assenza di piogge e da venti fortemente sfavorevoli – continua il comitato – sta di fatto azzerando la nascita spontanea del prodotto, come spiegano gli esperti dell’Associazione micologica del Monte Amiata e gli anziani raccoglitori. In queste condizioni, la probabilità di una crescita dei funghi porcini nei prossimi giorni restano minime». Impossibile, quindi, garantire alla sagra «degli standard quantitativi e di freschezza indispensabili per un evento di questa portata – ancora i promotori – Inoltre, la scarsità di specie fungine censite nei boschi amiatini impedisce di garantire la varietà e la ricchezza scientifica che sempre caratterizzano la mostra micologica, la prima della Toscana, che rappresenta uno storico appuntamento per tutti gli appassionati e studiosi di funghi».

«Assenza di piogge»

«Da giugno sull’Amiata non ci sono state piogge importanti – spiega al Tirreno Moreno Pomi, che fa parte del Comitato – Per la crescita dei funghi la pioggia e il sole sono essenziali. Poi c’è da dire anche quest’anno è arrivata anche la tramontana a uccidere i funghi». Insomma, se il comitato avesse deciso di fare comunque la sagra, con queste condizioni, «i funghi sarebbero stati molto pochi – dice il fungaiolo – Non ne avremmo avuti a sufficienza, e avremmo dovuto servire dei funghi portati dall’estero. Ora qualche fungo sta uscendo, ma se ne trovano ancora pochi. Nei prossimi venti giorni dovrebbe esserci una buona fungata. In Maremma ne hanno fatta una bella ora, a Roccastrada, ma in pochi giorni i funghi finiscono anche là».

Troppi turisti in zona

Pomi, poi, ammette anche che sull’Amiata arrivano troppe persone a fare funghi, e questo, per la sagra, è un problema. «Il problema può essere anche questo – ammette – Una volta la gente andava a cercare funghi nella zona dove abitava, ma ormai è da qualche anno che è esploso il turismo dei funghi. Con tutte le persone che vengono, se ognuno di loro, per esempio, porta via mezzo chilo di funghi, poi per il commercio non ne rimangono. E il prezzo del prodotto aumenta. A Santa Fiora abbiamo più gente a fare funghi e castagne tra settembre e ottobre di quanti visitatori si hanno in estate».

Il danno economico

Lo scorso anno alla sagra, in due differenti fine settimana, hanno partecipato 3mila persone. «Non fare la sagra non è un danno economico per noi, che siamo un’associazione – spiega Pomi – è un danno per tutto il paese di Santa Fiora. Perché di solito chi viene poi si ferma a fare un giro, e spende nelle attività presenti. Quello che perdiamo noi come associazione è il tempo speso per organizzare l’iniziativa».

L’intento del comitato, con l’organizzare la sagra, non è dunque quello di promuovere il fungo porcino in sé, ma di valorizzare il porcino locale «autentico – proseguono gli organizzatori – La qualità, l’onestà verso i visitatori e il rispetto delle nostre radici non possono scendere a compromessi».  

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