Grosseto, colpo di scena al consiglio comunale: la maggioranza abbandona l’aula – Cosa è successo
È accaduto mentre stava per essere presentata la mozione di Marchini
GROSSETO. I gruppi di opposizione lasciano l’aula per non votare un rendiconto dopo la pronuncia della Corte dei Conti e in tutta risposta la maggioranza si alza dai banchi nel momento in cui sta per essere presentata una mozione del consigliere Marchini, facendo poi mancare il numero legale al momento del nuovo appello.
È questa la sintesi di quello che è successo ieri mattina, intorno a mezzogiorno, all’inizio del consiglio comunale, tra il quarto e il quinto punto all’ordine del giorno. Un colpo di scena clamoroso, che ha fatto discutere per tutta la giornata, con una serie di post corredati da immagini ironiche fatte con l’IA (come quello di Cerboni che scrive: «Ceccherini decide, Agresti, Rossi e il Sindaco obbediscono. E la maggioranza si dà la zappa sui piedi») , ma anche con una serie di prese di posizione delle liste di minoranza.
A cominciare da una nota congiunta di Pd, Grosseto Città Aperta e Azione: «Il consiglio comunale ha mostrato, senza più margine di dubbio, chi governa questa città e con quale metodo – esordiscono Leonardo Culicchi, Carlo De Martis e Giacomo Cerboni – Proprio mentre l’aula era chiamata a discutere la mozione sul bilancio intergenerazionale presentata dal consigliere Cristian Marchini– un atto che chiede al Comune di dotarsi finalmente di uno sguardo lungo rivolto ai giovani, capace di misurare oggi l’impatto delle proprie scelte su chi Grosseto la vivrà domani – il vicesindaco Bruno Ceccherini si è precipitato tra i banchi della maggioranza sollecitando i consiglieri ad abbandonare l’aula. La maggioranza lo ha fatto, senza batter ciglio, facendo mancare il numero legale e trascinando con sé anche i punti successivi all’ordine del giorno, mozioni dell’opposizione e atti della giunta. Comprese delibere urbanistiche attese da tempo, a cominciare da tre atti di competenza dell’assessore Fabrizio Rossi, tra i quali la variante relativa alla rigenerazione del Peep di via de’ Barberi, nell’ambito del progetto finanziato dal Pinqua. La maggioranza che fa saltare gli atti della maggioranza. Una vicenda surreale sulla quale si potrebbe a ridere a lungo, se la questione non fosse terribilmente seria». Secondo le tre forze di opposizione, quanto accaduto «è la fotografia di un’amministrazione che, messa davanti a un tema che chiede visione e responsabilità verso il futuro, sceglie di girarsi dall’altra parte. Un consiglio comunale non è un salotto da cui si esce quando la discussione non conviene: è il luogo dove una città decide, insieme, che direzione prendere. Stamattina quella direzione l’ha decisa un solo uomo. E qui sta il punto politico che i cittadini di Grosseto devono conoscere: questa non è stata solo una fuga dal confronto con l’opposizione. È stata una dimostrazione di forza dentro la maggioranza stessa. Un ordine impartito e immediatamente eseguito, senza che nessuno si sia permesso di dissentire – nemmeno chi, come Fabrizio Rossi e Luca Agresti, si candida da tempo a un ruolo di primo piano nella coalizione, magari alla guida della città. Chi vuole fare il sindaco di Grosseto dovrebbe avere la statura per dire la propria in un’aula del consiglio comunale, non limitarsi a seguire un cenno. Questo episodio – concludono De Martis, Cerboni e Culicchi – va letto per quello che è: il sintomo di una maggioranza che confonde il governo della città con la gestione dei propri equilibri interni, e che è disposta a paralizzare l’attività istituzionale pur di non perdere il controllo della scena. Un consiglio che non riesce a garantire nemmeno sé stesso non può pretendere di garantire il futuro di Grosseto. Come opposizione continueremo a chiedere che l’aula torni a essere il luogo in cui si decide, non quello in cui si scappa. E chiediamo alla maggioranza – a partire da chi in quella maggioranza aspira a guidarla – di spiegare pubblicamente ai grossetani da chi, davvero, sia rappresentata questa città».
Il consigliere Cristian Marchini stava per iniziare l’illustrazione della sua mozione, quando è iniziato il fuggi-fuggi dagli scranni della maggioranza: «La strategia è sbagliata, è una mancanza di rispetto verso un tema sensibile – si rammarica il consigliere Pd – una mozione per l’istituzione del bilancio intergenerazionale, quindi parla dei giovani, ma parla anche delle future generazioni, dell’impatto che portano le politiche che facciamo qui e che fa l’amministrazione; un tema che tra l’altro stava, secondo, me trovando anche una certa convergenza, perché c’era la disponibilità degli uffici in commissione e anche da colloqui privati mi sembrava che l’ordine del giorno potesse andare in porto e potesse essere votato anche dalla maggioranza».
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