Il Tirreno

Grosseto

Produzione energetica

Dopo il via libera al nucleare torna l’attenzione su Scarlino

di Massimiliano Frascino
Una centrale nucleare (foto d’archivio)
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Una centrale nucleare (foto d’archivio)

Il Ddl riapre scenari, Travison: «Niente allarmi, non ci sono atti»

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SCARLINO. Sdoganato il ritorno al nucleare con l’approvazione del “Ddl Pichetto”, ci sarà da individuare i potenziali siti dove poter realizzare le nuove centrali nucleari. E la provincia di Grosseto, o i territori confinanti come Viterbo o Piombino, da questo punto di vista potrebbero offrire opportunità a chi volesse investire in questa tecnologia di produzione energetica.

Il ministro dell’ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si è dichiarato entusiasta del via libera definitivo da parte del Senato, promettendo i decreti attuativi entro la fine dell’anno. E fra questi dovrebbero esserci anche quello che definisce i criteri per scegliere i siti adatti ad accogliere una centrale nucleare. Considerata come andò a finire la vicenda dell’individuazione del sito di stoccaggio delle scorie nucleari a bassa e media radioattività, da scegliere far 67 potenziali zone proposte da Sogin nel 2021 con la “carta nazionale delle aree più idonee”, ci sarebbe da dormire sogni tranquilli. Ma mai dire mai. All’epoca, in provincia di Grosseto fu individuata come potenziale zona adatta ad ospitare le scorie il comune di Campagnatico. Cosa che scatenò un muro di indignazione e manifestazioni di contrarietà. Poi nel 2023 Campagnatico fu depennato, con la mappa definitiva che passò a 51 potenziali siti.

I criteri generali di localizzazione previsti dal Ddl prevedono ovviamente parametri tecnici, ambientali e territoriali che andranno dettagliati con apposito decreto attuativo: sicurezza nucleare, sismicità, rischio idrogeologico, disponibilità di infrastrutture, connessione alla rete e caratteristiche del territorio. Previste anche forme di consultazione delle comunità interessate e la possibilità di autocandidature da parte dei Comuni intenzionati ad ospitare una centrale nucleare. Ovvio che con queste caratteristiche la zona di Scarlino è fra quelle più appetibili per realizzare una centrale nucleare. Sito che, d’altra parte, compare nella mappa commissionata dalla green tech tedesca “Gauss Fusion” alla Technical University of Munich, che riprende alcune delle zone già evidenziate in passato sia nella mappa delle aree idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi del ministero dell’Ambiente che altri studi e dossier. I siti considerati sono 900 in tutta Europa, di cui 200 in Italia. La mappatura è propedeutica a realizzare in futuro centrali nucleari con la nuova tecnologia a fusione nucleare (Tomahawk) attualmente in fase iniziale di sperimentazione. Gauss Fusion, non a caso, è nata nel 2022 dall’unione di imprese industriali private di Germania, Francia, Italia e Spagna, con l’obiettivo di creare un’industria che produca energia da fusione nucleare sostenibile e indipendente per l’Europa.

«Parlare oggi di nucleare dopo i due referendum dell’1987 e del 2011 che hanno sancito con chiarezza il parere degli Italiani, significa guardare a una prospettiva costosa, rimasta ancorata alla tecnologia passata e che non ha risolto i problemi legati ai rischi sanitari ed allo smaltimento delle scorie – sottolinea Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – E comunque con tempi molto lunghi di realizzazione (minimo 15 anni)». Il problema reale secondo Gentili è che «la risposta alla crisi energetica e climatica serve oggi e con la massima urgenza. Anche sul nostro territorio non ha alcun senso parlare di nucleare. Quando invece abbiamo già a disposizione una soluzione concreta, sicura e immediatamente percorribile, come quella delle energie rinnovabili. Puntare su fotovoltaico, agrivoltaico, eolico ed efficienza energetica significa infatti assicurare energia pulita, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio. Concentriamo i nostri sforzi in questa direzione – conclude – smettendo di perdere tempo dietro a una tecnologia che oltre alle numerose problematiche che comporta non rappresenta la risposta che serve per soddisfare i bisogni energetici di oggi».

Nelle more della nuova tecnologia a fusione nucleare, comunque, c’è chi vorrebbe realizzare i cosiddetti reattori modulari di piccola e media taglia (Smr e Amr) basati sull’aggiornamento della vecchia tecnologia.

«Al momento non risulta alcun atto ufficiale che individui Scarlino come sito destinato a ospitare una centrale nucleare – chiarisce la sindaca Francesca Travison – È quindi importante attenersi ai fatti ed evitare allarmismi. Quello che possiamo dire è che lo Statuto del Comune di Scarlino (al comma 4 dell’articolo 3) prevede che, per quanto attiene alle attribuzioni del Comune, sul territorio comunale non sia consentito l’insediamento di centrali nucleari né lo stazionamento o il transito di ordigni nucleari e scorie radioattive. Seguiremo con attenzione gli sviluppi della questione».

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